«C’è
una cosa altrettanto inevitabile quanto la morte, ed è la vita»
Un romanzo coraggioso che affronta argomenti difficili
e tabù come la malattia, la morte e il lutto in maniera originale e “leggera” come si trattasse di una
favola senza però esserlo.
Il protagonista – senza nome – conduce una vita
piuttosto ordinaria, svolge il lavoro di postino, vive in un appartamento con
la sola compagnia del gatto, Cavolo. A seguito di una visita medica per un raffreddore
persistente, gli viene diagnosticato un tumore al cervello, con una prognosi al
massimo di una settimana. Da quel momento la sua esistenza non sarà più quella
di prima. Non fa in tempo a stilare la lista delle ultime cose da fare prima di
morire, che gli si presenta il Diavolo in persona. Sarà con lui che stringerà
un patto: un giorno di vita in più in cambio della scomparsa di qualcosa dal
mondo, per sempre. Ma sarà il Diavolo a dettare le regole.
Inizieranno così a scomparire i telefonini, i film,
gli orologi – oggetti di rilevanza sociale, culturale, relazionale – motivo di crisi,
di riflessione sul loro valore effettivo ed affettivo, ma anche di maggiore
consapevolezza di se, del mondo e degli affetti che davvero contano.
Accetterà infine l’ultima proposta del Diavolo, ovvero far scomparire tutti i gatti dal mondo?
Impossibile anche noi lettori non porci domande come queste: “Come sarebbe la nostra vita se all'improvviso sapessimo che ci rimane un solo giorno da vivere? E se potessimo sacrificare qualcosa per avere in cambio un giorno in più?”
Una storia di fantasia, ma che appare molto realistica – che si avvicina molto alla narrativa di Haruki Murakami – un viaggio interiore attraverso il ricordo, sul senso della vita che si palesa proprio quando si sta per perderla. «Solo adesso che sapevo di avere poco tempo ma ero stato gettato in un mondo senza tempo cominciavo a guardare per la prima volta al futuro».
Un libro che ci fa soffermare, riflettere, interrogare sulle nostre nostre scelte di vita, restituendoci colore, suono, sapore, bellezza, anche quando tutto intorno sembra statico e monotono.
Il libro, spassoso e divertente pur toccando argomenti
tristi, ci fa riflettere su quelli che sono i reali valori dell'esistenza, su
ciò che vale la pena aver provato, sentito, visto... prima di lasciare questo
mondo e dirsi davvero appagati e felici. Anche se la felicità non è altro che
un punto di vista: «le persone possono
scegliere di essere felici o infelici. Dipende dalla prospettiva con cui
osservano le cose […] Siamo tutti
destinati a morire, gli esseri umani hanno un tasso di mortalità del cento per
cento. Dunque se una morte è felice o infelice dipende sostanzialmente dal modo
in cui si è vissuta la propria vita».
Ogni fine può avere un senso, può essere meno dolorosa
se si riesce a dare significato alla propria esistenza, a superare i rimpianti, ad accettare il fato e
dire a se stessi: «Sono contento di
essere chi sono, di essere qui è non altrove».
Un libro davvero incantevole che si legge tutto d’un
fiato, dal linguaggio semplice e preciso, alternato tra la prima e la seconda
persona, rivolto e dedicato al padre, in un messaggio di amore e
riconciliazione, svelato dal potere della memoria.
“Se i gatti
scomparissero dal mondo” di Kawamura Genki ( Einaudi 2019)