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14 maggio 2026

LA GIOIA È UN DURO LAVORO di Gio Evan

 

“La mancanza non toglie, è presenza, lì dove tu non ci sei più, io continuo a sentirti”

A volte la scelta di un libro, guidata dall’immagine di copertina, dal titolo o da poche righe in quarta, senza conoscere l’autore, si rivela vincente. È proprio quello che mi è accaduto con La gioia è un duro lavoro, un libro sorprendente e travolgente.

Di origine siciliana, cantautore, poeta, performer, e “ ricercatore spirituale”, Gio Evan  raccoglie in quest’opera tutte queste anime, dando vita a un testo originale in cui ogni peculiarità emerge con forza.

Definirlo un romanzo è riduttivo, così come etichettarlo come saggio spirituale, nonostante i numerosi riferimenti a realtà mistiche, credenze e pratiche religiose o sciamaniche. È piuttosto un intreccio di prosa e poesia, di esperienze individuali e universali, di vita e morte, che convivono in una sorta di armonia profonda. Un equilibrio che richiama il Tao, lo Yin e lo Yang, dove gli opposti si completano e trovano senso l’uno nell’altro.

Non aspettatevi un prontuario di consigli spirituali. L’autore suggerisce più volte che la spiritualità è un percorso personale, che ciascuno deve intraprendere, sperimentare e costruire dentro sé.

«Oggi riconosco che non ho desiderio di salvare il mondo, non è mio compito. Sono troppo piccolo per questo universo, mi basta salvare un giardino, proteggere chi ho accanto, non distrarmi lungo il tramonto», sono frasi come questa, nella quale anch’io mi riconosco, a fare la differenza. Riflessioni da cui può scaturire una scintilla capace, forse, di cambiare davvero qualcosa.

Interessante è la struttura del viaggio immaginario con la madre, scomparsa dopo una lunga malattia, un espediente narrativo che permette all’autore di raccontare la sua storia, i suoi viaggi, gli incontri con grandi Maestri e le esperienze di solitudine nei luoghi più impervi. Colpisce il fatto che l’educazione familiare, nello specifico quella della madre, sia profondamente radicata e in sintonia con molte grandi tradizioni spirituali.

Ne emerge un viaggio spirituale che non pretende di offrire verità assolute, ma si propone come possibile Via. Un invito a riconoscere l’importanza delle proprie radici e a non rinnegarle, qualunque sia la direzione intrapresa. E soprattutto a comprendere che spesso ciò che cerchiamo nei luoghi più remoti è già presente, vicino a noi, tra le mura di casa.

È un libro per coloro che non si accontentano dell’apparenza o della via più facile, ma desiderano andare oltre la superficialità. Una vera  lezione di vita, raccontata da una voce giovane e originale, capace di esprimersi attraverso scrittura, musica e condivisione.

Potrei riassumere tutto (nonostante sia riduttivo) in una sola bellissima frase: «La gioia è quando metti a fuoco l’obiettivo su di te, senza mai sfocare gli altri», che racchiude tutto il senso più profondo del libro: il rispetto, valore dal quale può nascere inevitabilmente la felicità.

Forse non è un libro per tutti, e proprio qui sta la sua forza e il suo limite. Occorre disponibilità all’ascolto e alla riflessione. E per chi è disposto a mettersi in gioco, può diventare molto più di una semplice lettura.

La gioia è un duro lavoro” di Gio Evan ( ed. Feltrinelli 2026)

11 marzo 2025

I QUADERNI BOTANICI di MADAME LUCIE di Mélissa Da Cost

 

 


“Ho bisogno di tempo… ho bisogno di libertà. Solo un foglio bianco che mi ricordi il mio obiettivo, la ragione che mi spinge a fare un passo avanti”

Amande ha trent’anni, un marito che ama, una figlia in arrivo, progetti grandiosi per il futuro. Ma un incidente le strappa via il suo Benjamin, e con lui la piccola Manon nata prematura e incapace di sopravvivere. Sconvolta dal dolore Amande si rifugia in campagna  (quella che insieme a Benjamin aveva immaginato di abitare insieme), e sceglie la solitudine. Si allontana dal lavoro e dal mondo cercando conforto nel silenzio e nel tempo.

Ma la vita, con la sua forza inarrestabile, la spinge lentamente a riemergere. Attraverso il susseguirsi delle stagioni e l’osservazione della natura che la circonda, Amande trova piccoli appigli per riscoprire il senso delle giornate. Scopre i vecchi appunti della precedente proprietaria, Madame Lucie, che annotava su quaderni e calendari le attività dell’orto, consigli gastronomici e pensieri quotidiani. Quei semplici gesti, ripetuti nel tempo, diventano per Amande una guida, un invito a ricominciare. A darle ulteriore conforto è l’arrivo di un gatto che la sceglie come compagna, dimostrandole che, anche nella solitudine, si può essere in connessione con il mondo.

In questa nuova dimensione, Amande imparerà il valore dell’amicizia, della famiglia – persino di una madre che ha sempre sentito distante – e di una spiritualità che non si limita ai confini di una chiesa, ma si esprime nell’armonia con la natura. Il suo percorso di elaborazione del lutto si snoda attraverso quattro fasi che lei stessa annota sul calendario: Lascia entrare - Celebra - Condividi - Lascia andare Prima accoglie il dolore nella sua totalità, poi permette a un raggio di luce di filtrare nelle tenebre. Celebra la vita nelle sue piccole sorprese quotidiane – il cielo azzurro, un nido di pettirossi, un gatto affettuoso – fino a sentire il desiderio di condividere il proprio mondo con gli altri. Infine, comprende che non può restare ancorata alla sofferenza: per guarire, deve lasciare andare e aprirsi a nuove esperienze, senza dimenticare il punto di partenza.

Lo stile di Mélissa Da Costa è semplice e lineare, senza virtuosismi, ma capace di affrontare con delicatezza temi profondi come la perdita e la rinascita. Questo romanzo ci ricorda come la natura possa avere un potere salvifico e come il legame con chi ci ama possa aiutarci a ritrovare la strada.

 

 

 I quaderni botanici di Madame Lucie” di Mélissa da Costa

18 agosto 2024

VORTICI di Marco Mannucci

 

Premetto, sono di parte nel recensire “Vortici”, perché conosco lo scrittore  ̶  ho già apprezzato le sue capacità letterarie nei racconti e in “Ai tempi del Biondo” ̶  conosco il medico, ma soprattutto conosco la persona. Marco Mannucci, una volta incontrato non lo si dimentica, grazie alla sua affabilità, gentilezza ed empatia. Ciò vale anche per la sua scrittura, altrettanto avvolgente, espressiva ed elegante dalla penna precisa, corretta, pulita.

Veniamo al libro, e cercherò di non spoilerare, pur parlandone.

Rocco Mazzoni , protagonista del romanzo, è un uomo di umili origini, ex poliziotto, sposato con figli, dall’indole semplice e moderata (all’apparenza) ma un vulcano di pensieri, sentimenti ed emozioni. Fiorentino “adottato” come ama definirsi, ma ugualmente innamorato della Città come ogni cittadino nativo.

L’autore, con maestria e dovizia di particolari, introdurrà noi lettori nella sua vita; al suo fianco vedremo i luoghi abitati dalla sua infanzia, maturità e poi vecchiaia; percorreremo insieme le strade della Firenze rinascimentale, le viuzze di acciottolato, ci fermeremo a chiacchierare nei bar rionali; passeggeremo sulle colline di Firenze, sconfinando anche oltre la Toscana, fino al lago di Bracciano; vivremo storie di amore, affetti, amicizie ritrovate e poi perdute; conosceremo il suo mondo interiore, pensieri, dubbi e paure alimentate da un virus crudele che sta mietendo vittime; entreremo nel suo cuore, pieno di amore ma anche di tanta nostalgia, ricordo di un tempo che non potrà più tornare.

Un viaggio nella Firenze e dintorni, arricchito da una miscellanea di profumi, sapori, suoni, sensazioni tattili unite a descrizioni minuziose che ci calano in maniera realistica nei luoghi menzionati.

Una storia costruita sulle relazioni umane, sui valori dell’amicizia, dell’amore e della famiglia, valori immortali, fondati sul rispetto condiviso. Non manca l’amore per la Viola, molto più di una semplice passione sportiva, ma un’ ulteriore conferma di solidarietà con la Città stessa.

Ma cosa sono i vortici da cui il libro prende il titolo? Mi piace interpretarli come tutte le circostanze impreviste (e nel romanzo non mancano), quelle che con l’irruenza e la forza di un tornado, travolgono e stravolgono la vita di ciascun essere umano, risucchiandolo e trasportandolo in un altrove non scelto. Purtroppo, a volte sono davvero tante e inimmaginabili: compito di ognuno è ricercare comunque la strada che riporta a casa.

“Vortici” è una lettura che rimane dentro per l’intensità dei sentimenti espressi, una prosa dove il passato e il presente si alternano con continui flashback e flashforward, ricca di similitudini, metafore e ossimori nel raccontare in modo originale una realtà “creata”, con un linguaggio appropriato, luminoso e raffinato. Il risultato: una narrativa che profuma di poesia.