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17 maggio 2026

IL SEGNO DEL DESTINO di Piero Andrea Carraresi

 


Ho letto con piacere Il segno del destino di Andrea Carraresi, il suo primo romanzo, pur conoscendo già alcune sue opere successive.

Si tratta di un romanzo che, per molti aspetti, richiama la struttura della saga familiare, pur non potendosi definire tale: le famiglie narrate non appartengono infatti a un’unica stirpe, ma sono varie.  Tuttavia finiscono per rappresentare un unico grande nucleo fondato sull’amore, solidarietà, rispetto e aiuto reciproco.

L’intreccio di più vicende è costruito in modo originale e curioso.

Nel prologo, scritto in prima persona, incontriamo Andrea (forse un alter ego dell’autore?), che con la madre si reca a Loro Ciuffenna, nel Valdarno, per trascorrere le vacanze nella casa di Amelia, un’anziana vedova. È proprio da questa figura che prende avvio, a ritroso, l’intera storia.

Da qui si sviluppa la narrazione della famiglia Bigazzi – con un passaggio alla terza persona – una famiglia proletaria di origine contadina che ripone nell’ultimogenito, Oscar, le proprie speranze di riscatto sociale. Oscar studia, diventa ingegnere, sembra ottenere tutto ciò che un giovane può desiderare: bellezza, amicizia, amore, rispetto e dignità. Ma il destino, talvolta, segue percorsi imprevedibili e il passaggio dalla felicità alla disperazione può essere improvviso.

Entra quindi in scena Amelia, figlia di Oscar, una giovane bella e intelligente, che pur provenendo da una famiglia agiata, fatica a compiere le proprie scelte e a trovare il suo posto nel mondo.

I personaggi sono molti e ben caratterizzati. Mi è mancato soltanto l’approfondimento di un personaggio, di Giacomo, il figlio di Amelia. Lo conosciamo bambino e poi scompare, emigrato in Svizzera.

Il romanzo attraversa la storia del dopoguerra, restituendo immagini di povertà, il desiderio di ricostruzione, la speranza, la solidarietà e la lotta contro le ingiustizie. Il lettore si immerge così in un’epoca, non poi così lontana, ma che conserva un fascino nostalgico e particolare: un tempo in cui si viveva con meno, ma forse con una maggiore capacità di apprezzarlo.

È una storia che parla della forza dell’amore, dell’amicizia e della solidarietà fra uomini, ma anche della lotta per la giustizia e del valore della famiglia, il vero collante dell’esistenza umana. Tema, quest’ultimo, che ricorre spesso nella figura di Vito, marito di Amelia, cresciuto in orfanotrofio.

Importante anche il valore della fede e degli ideali, elementi di unicità, che come dice l’autore: «Non è forse vero che la fede e gli ideali sono ciò che principalmente ci distinguono dagli altri esseri viventi?».

La scrittura di Carraresi è pulita, ricca e scorrevole. Lo stile curato, in cui si percepiscono esperienza e cultura, ma che riesce comunque a trasmettere con chiarezza e semplicità.

Una lettura che lascia un segno, come il destino e i numerosi personaggi che popolano il romanzo, figure semplici e autentiche, animate dal desiderio di fare del Bene. E nel mondo di oggi, di questo c’è davvero bisogno.

 “Il segno del destino” di Piero Andrea Carraresi ( ed. I Libri diPan 2005)

21 gennaio 2025

BAUMGARTNER di Paul Auster

 

Ultima opera del grande autore americano scomparso appena lo scorso anno, in cui si raccolgono tutte le tematiche della sua scrittura magistrale e calamitante.

Seymour Baumgartner è un ex professore di filosofia, settantenne che vive da solo nella propria abitazione del New Jersey, dopo aver trascorso una vita appagata e felice con sua moglie, Anna Blum, morta dieci anni prima travolta dalle onde dell’Oceano Atlantico, nonostante le sue qualità di esperta nuotatrice. Una donna colta, intelligente, poetessa e scrittrice, di cui S.B si è innamorato già dal primo incontro, contraccambiato a sua volta con lo stesso amore e trasporto.

Un’assenza, che invade l’appartamento – vuoto di figli ma saturo di libri e del comune amore per lo studio, la letteratura, la filosofia, le arti – una perdita che, S.B. descrive bene con la metafora della sindrome dell’arto fantasma, sentendosi adesso «un moncone umano, un mezzo uomo che ha perso metà di sè stesso che lo rendeva intero […] e sì, gli arti mancanti ci sono ancora, e fanno ancora male,così male che a volte gli sembra che il suo corpo stia per prendere fuoco e incenerirsi all’istante».

Una mancanza, che ha anche il sapore della nostalgia, di certe abitudini che al presente non trovano più spazio, perché manca il fuoco che le alimenta, come il ticchettio dei tasti sulla macchina da scrivere di Anna al mattino quando lui ancora sonnecchiava, «tanto che a volte entrava nello studio, si sedeva davanti alla macchina muta e scriveva qualcosa – qualunque cosa – solo per risentirli».

In tutto il libro si assiste all’elaborazione del lutto, attraverso tutte le sue fasi, fino all’accettazione, consapevole che la sua esistenza non sarà più come prima. «Vivere è provare dolore, si era detto, e vivere con la paura del dolore significa non volere vivere». Accettare significa sentire e vivere ancora con quel dolore, ma senza avere più paura.

Il destino, la casualità, le coincidenze affiorano in frasi potenti come queste cercando risposta: «Perché proprio a me? Perché a me no? Le persone muoiono. Muoiono giovani, muoiono vecchie e muoiono a cinquantotto anni».

Non manca la grande domanda e curiosità di cosa ci sia oltre il confine della morte, e qui il protagonista/ autore ce ne dà una bellissima interpretazione attraverso il monologo intenso e commovente di Anna all’altro capo di un telefono che squilla nel cuore della notte. E sarà proprio questa allucinazione/sogno la scintilla che darà inizio alla rinascita, alla speranza e a una nuova possibilità di redenzione, in cui la moglie non è cancellata, ma compresa nel suo nuovo mondo. Una realtà dove ci sarà spazio anche per nuove storie, altre donne, che in molti aspetti gliela ricordano.

Il tempo, dopo l’evento tragico, ha cambiato connotazione per S.B. – Kronos è stato sostituito da Kairos. Per questo ha lasciato il lavoro, per dedicarsi appieno a ciò che gli preme davvero, all’opera filosofica che sta scrivendo “Misteri del volante”, «perché ormai il tempo stringe, e lui non ha idea di quanto gliene resti».

Scritto al presente, dal punto di vista onnisciente, comprende sbalzi temporali senza un filo cronologico, attraverso flashback che in maniera naturale, pertinente e fluente svelano la storia, senza didascaliche narrazioni. Impossibile perdersi o non capire, la chiarezza è un elemento fondamentale della scrittura di Auster.

Non mancano riferimenti concreti all’arte dello scrivere, che ritroviamo nella narrazione sottoforma di racconti, scritti, lettere, commenti che si inseriscono nella trama principale.

Un libro degno del grande Auster col quale chiude davvero in delicatezza e bellezza, una scrittura fluida, stimolante, ben dosata nella gestione delle sequenze – narrativa, dialogica, descrittiva e riflessiva – e che nonostante alcune anticipazioni non perde di colore e pathos.

Una scrittura semplice –  all’apparenza – nitida e forte che abbraccia l’universo intero, gli affetti – padre, madre, nonni, moglie, amanti, amici, colleghi, sconosciuti – l’amore in tutte le sue coniugazioni, i grandi valori e i sentimenti umani, tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta e soprattutto raccontata. Un’opera che sembra farsi sintesi e commiato dell’autore , consapevole del termine del suo viaggio.

“Baumgartner” di Paul Auster ( Einaudi 2023)