Ultima opera del grande autore americano scomparso appena lo scorso anno, in cui si raccolgono tutte le tematiche della sua scrittura magistrale e calamitante.
Seymour Baumgartner è un ex professore di filosofia, settantenne che vive da solo nella propria abitazione del New Jersey, dopo aver trascorso una vita appagata e felice con sua moglie, Anna Blum, morta dieci anni prima travolta dalle onde dell’Oceano Atlantico, nonostante le sue qualità di esperta nuotatrice. Una donna colta, intelligente, poetessa e scrittrice, di cui S.B si è innamorato già dal primo incontro, contraccambiato a sua volta con lo stesso amore e trasporto.
Un’assenza, che invade l’appartamento – vuoto di figli ma saturo di libri e del comune amore per lo studio, la letteratura, la filosofia, le arti – una perdita che, S.B. descrive bene con la metafora della sindrome dell’arto fantasma, sentendosi adesso «un moncone umano, un mezzo uomo che ha perso metà di sè stesso che lo rendeva intero […] e sì, gli arti mancanti ci sono ancora, e fanno ancora male,così male che a volte gli sembra che il suo corpo stia per prendere fuoco e incenerirsi all’istante».
Una mancanza, che ha anche il sapore della nostalgia, di certe abitudini che al presente non trovano più spazio, perché manca il fuoco che le alimenta, come il ticchettio dei tasti sulla macchina da scrivere di Anna al mattino quando lui ancora sonnecchiava, «tanto che a volte entrava nello studio, si sedeva davanti alla macchina muta e scriveva qualcosa – qualunque cosa – solo per risentirli».
In tutto il libro si assiste all’elaborazione del lutto, attraverso
tutte le sue fasi, fino all’accettazione, consapevole che la sua esistenza non
sarà più come prima. «Vivere è provare
dolore, si era detto, e vivere con la paura del dolore significa non volere
vivere».
Accettare significa sentire e vivere ancora con quel dolore, ma senza avere più
paura.
Il destino, la casualità, le coincidenze affiorano in frasi potenti
come queste cercando risposta: «Perché
proprio a me? Perché a me no? Le persone muoiono. Muoiono giovani, muoiono
vecchie e muoiono a cinquantotto anni».
Non manca la grande domanda e
curiosità di cosa ci sia oltre il
confine della morte, e qui il protagonista/ autore ce ne dà una bellissima
interpretazione attraverso il monologo intenso e commovente di Anna all’altro
capo di un telefono che squilla nel cuore della notte. E sarà proprio questa
allucinazione/sogno la scintilla che darà inizio alla rinascita, alla speranza
e a una nuova possibilità di redenzione,
in cui la moglie non è cancellata, ma compresa nel suo nuovo mondo. Una realtà
dove ci sarà spazio anche per nuove storie, altre donne, che in molti aspetti
gliela ricordano.
Il tempo, dopo l’evento tragico, ha cambiato connotazione per S.B. – Kronos è stato sostituito da Kairos. Per questo ha lasciato il
lavoro, per dedicarsi appieno a ciò che gli preme davvero, all’opera filosofica
che sta scrivendo “Misteri del volante”,
«perché ormai il tempo stringe, e lui non
ha idea di quanto gliene resti».
Scritto al presente, dal punto di
vista onnisciente, comprende sbalzi temporali senza un filo cronologico, attraverso
flashback che in maniera naturale, pertinente e fluente svelano la storia,
senza didascaliche narrazioni. Impossibile perdersi o non capire, la chiarezza
è un elemento fondamentale della scrittura di Auster.
Non mancano riferimenti concreti
all’arte dello scrivere, che ritroviamo nella narrazione sottoforma di
racconti, scritti, lettere, commenti che si inseriscono nella trama principale.
Un libro degno del grande Auster col
quale chiude davvero in delicatezza e bellezza, una scrittura fluida,
stimolante, ben dosata nella gestione delle sequenze – narrativa, dialogica,
descrittiva e riflessiva – e che nonostante alcune anticipazioni non perde di
colore e pathos.
Una scrittura semplice – all’apparenza – nitida e forte che abbraccia l’universo intero, gli affetti – padre, madre, nonni, moglie, amanti, amici, colleghi, sconosciuti – l’amore in tutte le sue coniugazioni, i grandi valori e i sentimenti umani, tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta e soprattutto raccontata. Un’opera che sembra farsi sintesi e commiato dell’autore , consapevole del termine del suo viaggio.
“Baumgartner”
di
Paul Auster ( Einaudi 2023)