Parigi 1855. Il manicomio
di Salpêtrière è un’ istituzione storica: nato come fabbrica di
polvere da sparo, divenne poi ricovero per vagabondi, emarginati, donne reiette.
Qui vengono recluse le alienate, isteriche, prostitute, ribelli che non si
conformano alle regole imposte dalla società. Come la protagonista del romanzo,
Eugénie, ragazza di famiglia borghese, internata dal padre perché
diversa, in quanto percepisce una realtà invisibile agli altri: vede gli
spiriti e parla con loro.
Salpêtrière
le accoglie tutte, come in una grande famiglia, oggetto di curiosità e di
studio del grande luminare Charcot e del suo seguito di medici e
studenti, che sperimentano su di loro il valore terapeutico della ipnosi. A
vegliare su di loro, Geneviève, la sopraintendente, nubile dedita al lavoro
con passione e abnegazione, che rispetta la scienza sopra ogni cosa, convinta
che solo il metodo razionale possa dare ordine al caos. Cresciuta professionalmente
all’interno del manicomio, vive in un appartamento poco distante dall’ospedale,
concentrando tutta la sua esistenza in quel raggio di chilometri, salvo visite saltuarie
al padre, medico in pensione, dal quale ha appreso tutto l’amore per lo studio
e la scienza. Ma l’incontro con Eugénie cambierà il suo modo di vedere il mondo,
incrinando le sue certezze e mettendo in discussione tutto ciò in cui ha
creduto finora.
Il ballo delle pazze, da cui il titolo, è l’evento
dell’anno, una serata in cui tutte le pazienti vengono esibite davanti alla
società, un’occasione per mostrare il progresso della medicina e ostentare il
potere maschile sull’essere femminile, ritenuto fragile, inferiore, da
controllare. Un potere che nonostante i secoli trascorsi continua a lasciare
tracce profonde nella nostra società. La cronaca ce lo ricorda ogni giorno,
purtroppo.
Nel mondo chiuso e opprimente della Salpêtrière si intrecciano dolore, solidarietà, speranza. È impossibile restare indifferenti di fronte alle loro storie.
Un libro che scuote le certezze e rafforza il dubbio, motore
della crescita e del cambiamento. Una lettura che fa indignare, commuovere e che
ci rende consapevoli che il passato non è poi così lontano.
Lo stile è scorrevole e
diretto, con una narrazione che ha il ritmo di una sceneggiatura, non a caso ne
è stato tratto un film diretto da Mélanie Laurent. Grazie alla solida
documentazione storica, il libro offre uno spaccato vivido di un'epoca in cui scienza
e il patriarcato si intrecciavano in modo inquietante.
Una lettura che lascia il segno, perché costringe a chiederci: quanto siamo davvero cambiati?
“Il ballo delle pazze” di Victoria Mas (ed e/o 2019)