Dignità, generosità e
onestà, gli ingredienti giusti per placare la fame
Knut Hamsun (
1859-1952), scrittore norvegese e premio Nobel per la Letteratura nel 1920, è
una figura complessa e controversa. La sua opera è stata a lungo offuscata per le
sue simpatie nazifasciste che gli costarono anche la prigionia. Al di là di
questo Fame resta uno dei romanzi
più influenti del Novecento.
Il romanzo, semibiografico, narra le vicissitudini di un giovane scrittore
esordiente nella città di Christiana impegnato in una estenuante battaglia per
affermarsi nel difficile e impervio
mondo dell’editoria.
La narrazione ruota attorno al vagabondare del protagonista -
tema ricorrente in tutte le sue opere - alle prese con difficoltà economiche,
dubbi sulle proprie capacità creative e intellettuali, rifiuti editoriali e
colpi avversi di una sorte che sembra accanirsi contro di lui.
Nel protagonista/ autore, si avverte una somiglianza
impressionante con Arturo Bandini di J.Fante: il peregrinare incessante, la miseria,
la ricerca disperata di comprensione e amore, il continuo rivolgersi a un Dio percepito
ostile e ingiusto, ma sempre invocato e presente.
Anche per questo Hamsun viene considerato un pioniere della narrativa
del Novecento, spostando l’attenzione sulla realtà più profonda dell’essere
umano: sui bisogni, desideri, aspirazioni
che possono condurre tanto alla grandezza quanto alla follia e alla miseria.
La fame - quella vera, fisica - domina la scena. Si impone,
sembra placarsi con pasti abbondanti ed esagerati, per poi tornare ancora più prepotente e persecutoria. Da
qui nascono deliri, allucinazioni, sofferenze del corpo e della mente, che
portano il protagonista costantemente al limite delle possibilità, per poi superarlo e ricominciare da capo con
rinnovata e inspiegabile energia.
Nel romanzo si assiste a una continua caduta negli abissi seguita
da improvvise risalite, spesso dovute a eventi fortuiti o momentanee benevolenze
della sorte. Una precarietà incessante che non concede mai stabilità e
certezze.
La prosa di Hamsun è molto meticolosa, dettagliata, frammentata,
dilatata nel tempo. In alcuni passaggi può forse risultare ripetitiva, ma questa
scelta stilistica si rivela comunque efficace per restituire l’ossessione della soddisfazione di un
bisogno primordiale come il cibo e l’alterazione della percezione che ne
deriva.
Un personaggio davvero unico, lo stereotipo dello scrittore che crede
ostinatamente nelle proprie capacità e gioca il tutto e per tutto per
raggiungere il suo obiettivo. Colpisce questa incrollabile convinzione, che sembra
essere il viatico per raggiungere il successo: talento, determinazione,
impegno, costanza, e inevitabilmente una buona dose di fortuna. Il tutto vissuto
nel rispetto dell’altro, senza prevaricazione nè antagonismo.
A sorprendere maggiormente è però
la sua integrità morale. Nonostante la miseria estrema, emergono onestà, generosità e altruismo. Il protagonista non indulge nell'autocommiserazione e non vede solo le proprie disgrazie, ma anche quelle altrui arrivando a donare il poco denaro posseduto a chi ritiene ne abbia più bisogno. Intanto la fame lo
consuma, lo indebolisce, lo uccide.
Povero ma dignitoso, pensa: «la consapevolezza di essere una persona
onesta mi aveva dato alla testa, colmandomi di una sensazione gloriosa di
essere un uomo di carattere, un faro bianco nel mezzo di una marea vergognosa
di persone miserabili».
Le descrizioni sono così suggestive,
da trasmettere tutta l’angoscia, il languore, il vuoto, il delirio, i fantasmi
che la mancanza di cibo è in grado di evocare. Una fame percepita a livello
fisico e mentale, una fame che tuttavia non cancella i pilastri dell’ integrità
dell’ uomo: dignità, onestà e altruismo.
Il lettore finisce per sentirsi
affamato insieme al protagonista, a gioire con lui dei suoi brevi successi
editoriali, ad indignarsi davanti alle umiliazioni subite e alle improvvise e sconsiderate
dispersioni del denaro appena ricevuto.
Un’ altalena di sentimenti contrastanti
- euforia e depressione, sazietà e mancanza, pienezza e vuoto, felicità e
tristezza - che rende il romanzo toccante ed estremamente realistico.
Fame è una lettura intensa, scomoda e profondamente umana, che non concede consolazioni nè soluzioni definitive. Un romanzo capace di mettere il lettore davanti alla fragilità dell'individuo e, al tempo stesso, alla sua ostinata volontà di resistere. Un'opera che logora, coinvolge e resta impressa, invitando ad andare oltre la superficie della fame per interrogarsi sul prezzo della dignità, dlla vocazione e dell'integrità morale.
Una scoperta che merita di essere
approfondita.
“Fame” di Knut Hamsun ( ed.
Gli Adelphi 2002)