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12 maggio 2026

I BAFFI DI EMMANUEL CARRÈRE

 

Quando anche le certezze più solide vacillano

«Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?». Nessuno immaginerebbe che una domanda così innocua possa scatenare un inferno. È invece ciò che accade in questo romanzo di Emmanuel Carrère.

Pubblicato nel 1986, può apparire per certi aspetti datato, soprattutto per l’atmosfera che contrasta con la nostra realtà ipertecnologica. Eppure, al di là del contesto, resta un testo profondamente contemporaneo, la cui forza sta nella rappresentazione di una crisi interiore credibile, nonostante il paradosso.

Carrère porta all’estremo le dinamiche quotidiane – di coppia, amicizia e lavoro – al punto di tensione massima. In particolare il rapporto con la moglie Agnès, diventa il teatro di scontro tra le loro identità, dove lei non rappresenta più il faro durante la tempesta, ma una notte senza stelle. Un rapporto che lo spinge a dubitare di lei, a pensare prima a uno scherzo, poi a un complotto, fino a perdere appunto ogni certezza. Il lettore si muove insieme al protagonista su questo confine incerto, tra verità e illusione, normalità e pazzia, vita e morte, alla ricerca continua di un equilibrio.

Senza essere un vero thriller o un giallo, I baffi  ha in sé tutta la tensione e l’ angoscia paragonabili a questi generi.

Tutto nasce da un gesto banale: un uomo decide di radersi i baffi, con l’intento di suscitare una reazione nella moglie e negli altri. Una reazione che non arriverà perché nessuno sembra notare quel cambiamento.

Da qui prende forma un dubbio destabilizzante: ha davvero portato sempre i baffi? O ricorda qualcosa di mai esistito? Un dilemma che come un tarlo si insinua e cresce, fino a fare a pezzi ogni punto fermo: «l’ossessione del non verificabile».

Il racconto conduce il protagonista in uno stato di smarrimento sempre più profondo, tra sospetti, paure e tentativi di razionalizzazione. Un viaggio al limite della follia, in cui una delle possibilità è la fuga. La fuga in un luogo lontano, Hong Kong. Ma come si può sfuggire da sé? O da ciò che si crede di essere e che gli altri non riconoscono?

In questa prospettiva, il romanzo diviene una narrazione sulla ricerca di identità, una riflessione su quanto di noi dipende dallo sguardo degli altri, e cosa resta quando questo riconoscimento viene meno.

Come lettori, ci troviamo immersi in una zona d’ombra, privi di punti di riferimento. Carrère  riesce a mantenere questa ambiguità fino all’ultima pagina, senza offrire risposte assolute.

Quindi dove sta la verità?

La narrazione in terza persona, ma dal punto di vista del protagonista, amplifica il disagio, il disorientamento grazie a una scrittura ricca, profonda e riflessiva, tipica dell’autore. Il risultato è un equilibrio instabile tra opposti – realtà e percezione, paura e azione, rumore e silenzio – che genera una costante e pressante angoscia.

Il finale, spiazzante, chiude il cerchio ma senza risolvere l’enigma, lasciando comunque aperta l’interpretazione al lettore.

Non è forse l’opera più rappresentativa dell’autore, ma resta comunque un libro che merita attenzione, e che ho letto con piacere.

«I baffi» di Emmanuel Carrère ( Adelphi ed.2020)