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18 giugno 2026

NATA MANCINA di Nicoletta Manetti

 



Il coraggio di sentirsi giuste

»Mi sentivo diversa dagli altri…Chissa, forse, prima o poi sarei diventata anch’io “normale”?»

Ancora una volta Nicoletta Manetti ci regala un romanzo intenso, tornando alla narrativa, dopo la serie dedicata ai grandi letterati stranieri che soggiornarono a Firenze, come F.Dostoevskij, D.H. Lawrence, Gertrude Stein e H.C. Andersen. Per non parlare di personaggi femminili come Beatrice Cenci e Mamma Ada Cullino, a testimonianza della sua attenzione per il mondo femminile.

Nata mancina è un romanzo di formazione femminile che segue la crescita di Ursula, una bambina nata il 3 novembre 1966, il giorno dell’alluvione a Firenze. Una coincidenza simbolica che sembra da subito segnare il suo destino di figlia indesiderata e per di più femmina, Ursula cresce in una famiglia incapace di accoglierla e amarla: la madre Wanda e il padre la fanno sentire sempre sbagliata e fuori posto.

A  scuola dalle suore la situazione non migliora. Ursula viene derisa dalle compagne, e le monache cercano di correggerla, forzandola ad abbandonare la sua natura mancina. Le cambiano addirittura il nome in Orsola, come la famosa santa. Ma Ursula non si piega, intelligente e determinata, trova dentro di sé le risorse per fronteggiare angustie e frustrazioni.

La sua salvezza saranno i libri, la letteratura e la scrittura. Fondamentale sarà l’incontro con Emily Dickinson, figura in cui Ursula si identifica, imitandone i gesti, indossando abiti bianchi, scrivendole lettere grazie alle quali si costruirà uno spazio interiore in cui poter sopravvivere.

Possiamo seguirla nel tempo: bambina ferita e schernita, adolescente alle prese con le delusioni di amore, giovane donna che lotta per studiare contro il volere dei genitori, fino alla maturità e all’indipendenza. Un percorso lungo e faticoso fatto di cadute e risalite.

Il romanzo ricco di emozioni, non manca anche di una sottile ironia, inserito con precisione nel contesto storico e sociale della seconda metà del Novecento.

La narrazione in prima persona rende la lettura intima e coinvolgente: difficile staccarsi dalla pagine. Interessante anche la struttura che alterna il racconto al diario rivolto a Emily Dickinson, che crea un dialogo costante, rivelando una sensibilità unica.

Molti i temi affrontati: la diversità che da ostacolo si trasforma in valore, il conflitto con i genitori, la crisi adolescenziale, la ricerca di sé, le delusioni di amore, la possibilità – non scontata – di essere felici. «Ho capito che quando si è felici è naturale essere buoni; la cattiveria nasce dall'infelicità. Io ero infelice e cattiva.»

Un lungo viaggio esistenziale dall'inizio burrascoso ma che riuscirà ad approdare a lidi più sereni, verso una nuova consapevolezza, quella di una donna che proprio dalla sua diversità, ha saputo trarre la forza e rinascere.

La  storia di Ursula lascia un’’eco che mi appartiene: gli anni in cui anch’io sono cresciuta, quando essere “diverse” era più difficile e abbiamo dovuto imparare da sole a sentirci “giuste”.

Nata mancina” di Nicoletta Manetti ( Angelo Pontecorboli editore Firenze 2026)