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12 giugno 2026

LE NOTTI BIANCHE di Fëdor Dostoevskij

 



Molto diverso dalle opere mature, Le notti bianche è un racconto breve, un romanzo sentimentale che Fëdor Dostoevskij scrisse in età giovanile, quando da Mosca si trasferì a Pietroburgo.

Curioso scoprire che il titolo derivi dal fenomeno tipico del Nord Europa, quando la luce persiste fino a notte inoltrata, rischiarando il cielo.

Il romanzo narra la vicenda di un giovane che vaga nella notte per le strade di Pietroburgo. Qui incontra una fanciulla, appoggiata alla balaustra di un ponte, in lacrime. Le si avvicina, timoroso ma incuriosito. Dopo un’iniziale ritrosia, lei accetta la sua compagnia, sfuggendo alle molestie di alcuni giovani. Fra i due nascerà un’intesa sottile, fatta di parole, sguardi e sensazioni, che per lui si trasforma presto in qualcosa di più, nonostante i patti iniziali.

 Il romanzo è strutturato in quattro capitoli, ovvero quattro notti in cui i due si incontrano e si raccontano: solitaria e meditativa l’esistenza di lui, profondamente introspettivo; segregata e repressa quella di Nasten’ka, orfana costretta ad accudire la nonna cieca, dalla quale si allontana solo di nascosto. Ma ciò che la fanciulla rivela al protagonista è proprio quello che l’uomo già infatuato, non vorrebbe mai udire.

È  da qui che si consuma il dramma sentimentale: emozioni vissute in modo diverso, desideri che non coincidono, attese e speranze che restano sospese. Una tensione emotiva e psicologica che si avverte in tutta la narrazione.

Il tema della solitudine domina la scena, resa ancora più intensa da una Pietroburgo che si svuota, mentre tutti partono per le vacanze. E insieme, il tema del sogno: simbolo di desiderio, ma anche di illusione, qualcosa che si vive profondamente, pur nella consapevolezza che possa all’improvviso svanire, ma senza il quale, forse, è impossibile vivere.

Il sognatore è il protagonista stesso, un personaggio senza nome, ma che rappresenta anche l’autore stesso. Il suo sogno è il narrare, la scrittura è il suo potere, come suggerisce questa frase: «egli stesso è l’artista della propria vita e se la crea ora dopo ora»

Un romanzo breve, ma ricco di intime riflessioni, che emergono già dall’incipit a proposito della bellezza della notte contrapposta alla piccolezza umana.

Pur avendo trovato la scrittura a tratti datata - lo ammetto, non sono subito riuscita a entrare nel ritmo della narrazione - è evidente come vada contestualizzata nel panorama storico e letterario del XIX secolo.

Ho apprezzato molto le descrizioni, precise e suggestive; i dialoghi, colmi di sentimento e carichi di emozione; e soprattutto le sequenze riflessive, frutto di un’ introspezione profonda e di una sensibilità unica, che è poi la firma del grande scrittore.

Le notti bianche è una storia delicata e malinconica, che parla di amore, solitudine e illusione, e lo fa con una semplicità disarmante, che non può non lasciare il segno. 

“Le notti bianche”  di Fëdor Dostoevskij (ed. Feltrinelli 2015)