Molto diverso dalle opere mature, Le notti bianche è un racconto breve, un
romanzo sentimentale che Fëdor
Dostoevskij scrisse in età giovanile, quando da Mosca si trasferì a
Pietroburgo.
Curioso scoprire che il titolo
derivi dal fenomeno tipico del Nord Europa, quando la luce persiste fino a
notte inoltrata, rischiarando il cielo.
Il romanzo narra la vicenda di un
giovane che vaga nella notte per le strade di Pietroburgo. Qui incontra una
fanciulla, appoggiata alla balaustra di un ponte, in lacrime. Le si avvicina,
timoroso ma incuriosito. Dopo un’iniziale ritrosia, lei accetta la sua
compagnia, sfuggendo alle molestie di alcuni giovani. Fra i due nascerà un’intesa
sottile, fatta di parole, sguardi e sensazioni, che per lui si trasforma presto
in qualcosa di più, nonostante i patti iniziali.
Il romanzo è strutturato in quattro capitoli,
ovvero quattro notti in cui i due si incontrano e si raccontano: solitaria e
meditativa l’esistenza di lui, profondamente introspettivo; segregata e
repressa quella di Nasten’ka, orfana
costretta ad accudire la nonna cieca, dalla quale si allontana solo di nascosto.
Ma ciò che la fanciulla rivela al protagonista è proprio quello che l’uomo già
infatuato, non vorrebbe mai udire.
È da qui che si consuma il dramma sentimentale: emozioni
vissute in modo diverso, desideri che non coincidono, attese e speranze che
restano sospese. Una tensione emotiva e psicologica che si avverte in tutta la
narrazione.
Il tema della solitudine domina la scena, resa ancora più intensa da una
Pietroburgo che si svuota, mentre tutti partono per le vacanze. E insieme, il
tema del sogno: simbolo di desiderio,
ma anche di illusione, qualcosa che si vive profondamente, pur nella
consapevolezza che possa all’improvviso svanire, ma senza il quale, forse, è
impossibile vivere.
Il sognatore è il protagonista stesso,
un personaggio senza nome, ma che rappresenta anche l’autore stesso. Il suo
sogno è il narrare, la scrittura è il suo potere, come suggerisce questa frase:
«egli stesso è l’artista della propria
vita e se la crea ora dopo ora»
Un romanzo breve, ma ricco di intime
riflessioni, che emergono già dall’incipit a proposito della bellezza della
notte contrapposta alla piccolezza umana.
Pur avendo trovato la scrittura a
tratti datata - lo ammetto, non sono subito riuscita a entrare nel ritmo della narrazione
- è evidente come vada contestualizzata nel panorama storico e letterario del XIX secolo.
Ho apprezzato molto le descrizioni,
precise e suggestive; i dialoghi, colmi di sentimento e carichi di emozione; e
soprattutto le sequenze riflessive, frutto di un’ introspezione profonda e di una
sensibilità unica, che è poi la firma del grande scrittore.
Le notti bianche è una
storia delicata e malinconica, che parla di amore, solitudine e illusione, e lo
fa con una semplicità disarmante, che non può non lasciare il segno.
“Le notti bianche” di Fëdor
Dostoevskij (ed. Feltrinelli 2015)