L’ampiezza di un cerchio è un thriller che si legge tutto d’un fiato nonostante le sue quattrocento pagine. Pur non essendo il genere letterario che prediligo, ho apprezzato la capacità di Emiliano Spaziani di costruire una narrazione dal forte taglio cinematografico, come se l’autore muovesse una macchina da presa tra ambienti, situazioni e personaggi, restituendo al lettore immagini vivide e dinamiche.
Si potrebbe definire un romanzo nel romanzo. Opera prima dell’autore, sviluppa una trama complessa, ricca di intrecci, senza perdere né ritmo né tensione.
Il protagonista, Peter Heller, un musicista di origine svizzera, costretto ad abbandonare la carriera a causa di una menomazione al braccio destro per salvare una bambina a seguito di una colluttazione con una folle assassina, si è reinventato come scrittore. Quando, durante una trasmissione televisiva, annuncia il suo prossimo romanzo ispirato alla vicenda, una serie di omicidi inizia a colpire le persone legate al suo passato. Coincidenza o qualcosa di molto più inquietante?
Da qui prende avvio una coinvolgente indagine condotta dall’ispettore Mara Grifoni, con il fondamentale contributo dello stesso Heller insieme al commissario in pensione Nicola Ciardi e la giornalista Anna Lombardo, sua ex compagna.
Lo stile è asciutto e diretto, attento ai dettagli senza indulgere in descrizioni superflue. I dialoghi sono ben costruiti e la narrazione mantiene sempre un’impronta “cinematografica”, caratteristica che non sorprende affatto, considerando la grande passione e competenza dell’autore per il cinema.
Un romanzo consigliato agli amanti del thriller e a chi cerca una lettura scorrevole e trascinante. L’ho letto in pochi giorni, spinta dal desiderio di arrivare alla soluzione del mistero, che lo scrittore riesce a tenere ben nascosto fino alle pagine finali.
Un esordio convincente che lascia la curiosità di leggere i prossimi romanzi dell’autore.
“L’ampiezza di un cerchio” di Emiliano Spaziani ( ed PubM 2026)