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26 maggio 2026

LA MIA POLITICA di Paolo Dapporto

 

Un libro davvero delizioso, che una volta iniziato diventa quasi impossibile staccarsene. Una parola tira l’altra, un capitolo apre una nuova storia, e poi un’altra ancora… finché, quasi senza accorgersene, si arriva alla fine.

Si tratta di una narrazione autobiografica, un breve romanzo di formazione in cui seguiamo la crescita di Paolo: da fanciullo ad adolescente, fino all’età adulta.

Sullo sfondo c’è il difficile periodo del dopoguerra. Un’ Italia chiamata a fare i conti con le ferite lasciate dalla guerra — dai tedeschi, fascisti ma anche dagli americani. Un tempo segnato dalla fame, miseria e fatica, eppure ricordato con nostalgia. In questo contesto, lo studio e la cultura diventano per Paolo una conquista importante, nonostante i sacrifici per garantirgli un’istruzione.

Particolarmente interessante è la narrazione filtrata dallo sguardo del bambino: uno sguardo fatto di emozioni e sensazioni, ma capace anche di distinguere il Bene dal Male, l’ingiustizia dall’onestà, la superbia dal rispetto.

È nel nucleo familiare che prendono forma i suoi ideali: una famiglia umile — padre elettricista, madre sarta — che trasmette, con l’esempio, valori autentici come il lavoro, il sacrificio, il senso del bene comune. È qui che nasce in fondo la sua “politica”.

La politica di Paolo è infatti una politica dei valori: rispetto, giustizia, comprensione, studio, amore, amicizia, famiglia. Valori semplici ma profondi, che insegnano ad amare e apprezzare la vita in tutte le sue espressioni.

Il racconto si  intreccia anche con alcuni momenti cruciali della storia — dall’eccidio di Modena, al muro di Berlino, fino alla tragedia di Marcinelle — eventi che invitano a una riflessione ancora oggi necessaria.

Se imparassimo davvero da ciò che è stato, forse il presente sarebbe migliore.

Comunque  voglio restare fiduciosa. il mare è fatto di gocce. E l'autore, con le sue parole, aggiunge la sua.

“La mia politica”  di Paolo Dapporto ( Edizioni IL Castello 2025) 

01 maggio 2024

LE RAGAZZE DI SANFREDIANO di Vasco Pratolini

 

Leggere “Le ragazze di Sanfrediano” più che una lettura, è un’esperienza virtuale nel quartiere di Sanfrediano nel dopoguerra, in una nazione appena liberata dal fascismo, animata e sostenuta dagli ideali partigiani, di libertà, democrazia e giustizia sociale. San Frediano è il rione Diladdarno, dove la vita scorre frenetica nelle strade e nei vicoli, nelle botteghe artigiane, sulla soglie delle case, tra schiamazzi di ragazzini e massaie che dialogano dalle finestre spalancate delle abitazioni, tra il frastuono delle motociclette e i rintocchi  delle campane del Cestello che scandiscono le ore.

Bob, il cui vero nome è Aldo Sernesi, ma che si fa chiamare Bob per la somiglianza con il divo Robert Taylor, fa strage di cuori nel quartiere «che è tutta la sua vita, una riserva di caccia tutta sua particolare». Le ragazze - Gina, Bice, Mafalda, Silvana, Tosca e Loretta - gli corrono dietro come api al miele, e lui, intreccia una relazione con ciascuna di loro, «perché le ragazze rappresentano il suo vero sport, la sua arte, e la sua religione» pronto però a dimenticarsene non appena la ragazza in questione esce dal suo campo visivo. Bob sembra sincero quando dichiara il suo amore, sente di amarle tutte e nessuna, ma non sa decidersi a scegliere «poiché Bob, ormai, si riteneva dotato di un’immensa riserva di affetto che una sola donna sarebbe stata incapace di accettare e esaurire».

Ma le ragazze di Sanfrediano non si lasciano incantare, sono donne determinate e orgogliose, «non prendono i rifiuti di nessuno», ognuna col proprio carattere e peculiarità, con l’impronta genetica della resistenza proverbiale del rione saprà, unita con le altre per giusta causa, dare la meritata lezione al presuntuoso damerino.

Ecco allora interi capitoli dedicati a ciascuna di loro: Tosca «una creatura che la vita dovrà ingegnarsi per riuscire ad umiliarla, e forse non ci riuscirà»; Gina snella, piacente [… ]con quella gentilezza di modi che se non era più innocenza, era tuttora il suo carattere e la sua virtù»; Mafalda la rossa, «dal corpo solido e plebeo» risoluta e intraprendente; Bice «quieta, credula, ottimista, incapace di sentimento assaltante come di un affetto eroico e di un sacrificio meditato, squisitamente femminile, limitata e paziente»; Silvana «manidifata» la contesa; Loretta ultima arrivata, che nonostante il recente innamoramento, non si tira indietro per seguire le altre.

Protagonista in questo romanzo, come già altri hanno individuato, non è soltanto Bob intorno al quale si tesse la trama, ma le tutte donne e soprattutto il quartiere.

Un messaggio di solidarietà femminile che emerge a risoluzione di questa scrittura fortemente scenica (dal quale è stato tratto il film di Valerio Zurlini che per l’occasione mi sono rivista) e che si afferma in modo rudimentale e grezzo, a dimostrare l’emancipazione femminile e la  parità dei diritti di genere. Ma non solo aggiungerei, soprattutto il diritto al rispetto e alla dignità della persona.

Una prosa popolare, dai termini e detti “fiorentini”, testimonianze di tradizione e costume, che hanno risuonato in me (…non m’è rimasto attaccato neanche un’ugna, mi gingillo, …ha corso la cavallina, …è tanto che mi struggo,… un pirulino, …una sugna,… una mezzasega, …togliere l’olio dai fiaschi) e che colorano e arricchiscono il testo, lo animano, rendendolo vero e appetibile.

Un libro meno impegnativo rispetto ad altre sue opere, ma che ogni fiorentino (e non solo) dovrebbe conoscere, per apprezzare e ritrovare i sapori, odori, suoni di un tempo nemmeno tanto lontano che ha fatto la nostra Storia.

«Le ragazze di Sanfrediano» di Vasco Pratolini (ed. Bur Rizzoli 2011)