Un libro davvero delizioso, che una volta iniziato diventa quasi impossibile staccarsene. Una parola tira l’altra, un capitolo apre una nuova storia, e poi un’altra ancora… finché, quasi senza accorgersene, si arriva alla fine.
Si tratta di una narrazione autobiografica, un breve romanzo di formazione in cui seguiamo la crescita di Paolo: da fanciullo ad adolescente, fino all’età adulta.
Sullo sfondo c’è il difficile periodo del dopoguerra. Un’ Italia chiamata a fare
i conti con le ferite lasciate dalla guerra — dai tedeschi, fascisti ma anche
dagli americani. Un tempo segnato dalla fame, miseria e fatica, eppure
ricordato con nostalgia. In questo contesto, lo studio
e la cultura diventano per Paolo una conquista importante, nonostante i sacrifici
per garantirgli un’istruzione.
Particolarmente interessante è la narrazione filtrata dallo
sguardo del bambino: uno sguardo fatto di emozioni e sensazioni, ma capace anche
di distinguere il Bene dal Male, l’ingiustizia dall’onestà, la superbia dal
rispetto.
È nel nucleo familiare che
prendono forma i suoi ideali: una famiglia umile — padre elettricista, madre sarta —
che trasmette, con l’esempio, valori autentici come il lavoro, il sacrificio,
il senso del bene comune. È qui che nasce in fondo la sua “politica”.
La politica di Paolo è infatti una politica dei valori: rispetto, giustizia, comprensione, studio,
amore, amicizia, famiglia. Valori semplici ma profondi, che insegnano ad
amare e apprezzare la vita in tutte le sue espressioni.
Il racconto si intreccia anche con alcuni momenti cruciali
della storia — dall’eccidio di Modena, al muro di Berlino, fino alla tragedia
di Marcinelle — eventi che invitano a una riflessione ancora oggi necessaria.
Se imparassimo davvero da ciò che è stato, forse il presente sarebbe migliore.
Comunque voglio restare fiduciosa. il mare è fatto di gocce. E l'autore, con le sue parole, aggiunge la sua.
“La mia politica” di Paolo Dapporto ( Edizioni IL Castello 2025)
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