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17 settembre 2026

NÉ DI EVA NÉ DI ADAMO DI Amélie Nothomb

 


Ancora una volta Amélie Nothomb ci sorprende con una storia in parte già conosciuta attraverso Stupore e tremori, ma che riesce comunque a regalarci meraviglia ed emozione, perché la grande peculiarità dell’autrice è proprio questa: fare fuochi d’artificio nella consuetudine, rendere straordinario l’ordinario, creando incanto e bellezza.

Ecco che una relazione amorosa si trasforma in qualcosa di più, soprattutto se coinvolge due mondi diversi: quello occidentale - belga e quello orientale - giapponese. E la bellezza, la singolarità, sta proprio in una narrazione che non si limita all’intesa carnale, tra l’altro mai nominata, ma a qualcosa di più profondo, intimo, quasi sacro, che potremmo tradurre come amore universale.

Né di Eva né di Adamo è la storia di Amélie che nel 1989 ritorna a Kyoto suo paese natio, nel tentativo di ritrovare il passato e costruirsi un futuro. Si sostiene dando lezioni private di francese. In questa occasione incontra Rinri, uno studente universitario che ha il desiderio di imparare la lingua. Fra i due giovani nasce un’intesa che va oltre l’amicizia e che li porta alla scoperta delle rispettive culture e, inevitabilmente, a crescere.

Così, anche stavolta, l’autrice ci fa dono di un volto inedito del Giappone degli anni Novanta, come nell’episodio esilarante del suo comizio sulla birra, in cui narra l’invenzione del conversatore, colui che tiene accesa la conversazione mentre i commensali ascoltano e mangiano in religioso silenzio: una sorta di racconta storie che intrattiene gli ospiti senza l’obbligo di dover parlare, permettendo loro di godersi il cibo.

Ironica, sfacciata ma sincera, Amélie Nothomb ci parla dell’amore, un sentimento che, secondo le culture, può manifestarsi in modi diversi. Koi e Ai, tradotti rispettivamente “predilezione” e “amore”: in Giappone esiste questa distinzione, in cui essere il prediletto non è come essere amato e le implicazioni del sentimento hanno tutt’altre risonanze nella relazione.

«Il koi mi deliziava per la sua leggerezza, fluidità, freschezza e assenza di serietà. Il koi era elegante, ludico, divertente, civile».

Così afferma l’autrice e non è difficile capire quale sia la sua posizione sentimentale in questa storia.

Ma non è solo una storia di amore, è soprattutto un romanzo di crescita, e la scalata del monte Kumotori Yama, che Amélie intraprende da sola, ne rappresenta la metafora, con una narrazione potente e delicata.

Un libro davvero intenso, coinvolgente e ironico, in cui si riconosce la voce della scrittrice e che ci fa divertire, ridere, sognare, viaggiare. Perché la peculiarità della Nothomb è proprio la sua forte personalità, che sa esprimere con sincerità, franchezza e passione, accompagnata da una grande capacità di interpretare ed esprimere il sentire umano.

“Né di Eva né di Adamo” di Amélie Nothomb ( ed.Bur Rizzoli 2016) 

16 marzo 2025

STUPORE E TREMORI di Amélie Nothomb

 

“Finché esisteranno le finestre, l’essere umano più umile della terra avrà la sua parte di libertà”

Stupore e tremore nell’antico protocollo imperiale nipponico, era il giusto atteggiamento con cui i sudditi si dovevano rivolgere all’Imperatore. La stessa postura è quella che assume la protagonista del romanzo, la stessa Amélie Nothomb, trattandosi di un racconto autobiografico.

La venticinquenne Amélie, di origine belga ma nata a Kōbe, viene assunta a contratto per un anno, in una grande azienda giapponese Yumimoto. Qui conoscerà la rigida piramide gerarchica, ne scoprirà le regole comprenderà il suo posto e i meccanismi del sistema giapponese. Attraverso una attenta e scrupolosa osservazione, intuirà chi si nasconde dietro il prestigio dei suoi superiori, ne scoprirà la forza e la debolezza, la cattiveria e la bontà, la bassezza e la magnanimità.

Nel suo lento e ostacolante inserimento, subirà continue retrocessioni, ma solo all’apparenza: «Il colmo del sadismo del sistema sta nella sua contraddizione: rispettarlo porta a non rispettarlo». Amélie, asseconda i suoi persecutori, accetta le loro assurde richieste, i loro capricci, la loro convinzione che sia un’incapace, addirittura stupida. Viene umiliata per la sua occidentalità, esclusa, isolata. Anche la stessa Fabuki, suo capo diretto, invece di sostenerla (anche per solidarietà femminile) coglie invece ogni pretesto per denigrarla, deriderla e sottometterla. Solo pochi impiegati negli uffici collaterali riconoscono il valore di Amélie, e tentano di farla crescere, finendo a loro volta puniti dai superiori che continueranno nella loro battaglia oltraggiosa in modi sempre più spietati.

Amélie incassa i colpi, trovando un modo tutto suo di reagire, esaltandosi per ogni angheria subita, trovando il lato positivo in ogni cosa. Come quando si affaccia alle bellissime ed enormi vetrate del quarantaquattresimo piano, dominando tutta la città e immaginandosi in volo da quella’altezza vertiginosa. Quante defenestrazioni in quell’anno di lavoro!

Amélie affronta ogni compito con sarcasmo e ironia , anche quelli più assurdi e inutili, fino all’ultimo, il più degradante. Ma ancora una volta riuscirà a non soccombere, preparandosi alla rivincita.

In tutto il libro pervade un sottile sarcasmo. Nonostante le ingiustizie che fanno stringere i pugni al lettore, è impossibile non sorridere davanti ai geniali espedienti di sopravvivenza della protagonista.

Non mancano colpi di scena a pareggiare e riportare in equilibrio questo sistema perverso. Se volessimo trovare un esempio di resilienza, questo racconto potrebbe esserne la metafora perfetta.

Il libro offre un vivido spaccato della realtà giapponese degli anni Ottanta, esplorando la mentalità nipponica, il loro rigore, la condizione della donna in un mondo maschile che la vuole repressa, bella, parsimoniosa, madre e sempre disposta al sacrificio, anche se la riconosce intelligente. Tra i pochi diritti femminili «In Giappone il suicidio è un atto molto onorevole» ricorda la protagonista, alias Nothomb e rivolgendosi alle donne: «Se può consolarti, nessuno ti considera meno intelligente di un uomo. Sei brillante, la cosa è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che ti trattano tanto bassamente. A pensarci bene, però, è davvero una consolazione? Almeno se ti ritenessero inferiore, il tuo inferno avrebbe una spiegazione… ». Mentre per l’uomo: «il nipponico maschio, lui non è represso… possiede uno dei diritti umani fondamentali: quello di sognare, di sperare».

Ancora una volta Amélie Nothomb non mi ha delusa, anzi, in questo romanzo ho scoperto una scrittura ancor più originale, ironica, pungente rispetto all’ultima lettura Cosmetica del nemico.  

Continuerò a seguirla, con stupore e tremore, perché no?.

“Stupore e tremori” di Amélie Nothomb ( ed.Guanda 2000)