“Ho bisogno di tempo…
ho bisogno di libertà. Solo un foglio bianco che mi ricordi il mio obiettivo,
la ragione che mi spinge a fare un passo avanti”
Amande ha trent’anni, un marito che ama, una figlia in arrivo, progetti grandiosi per il futuro. Ma un incidente le strappa via il suo Benjamin, e con lui la piccola Manon nata prematura e incapace di sopravvivere. Sconvolta dal dolore Amande si rifugia in campagna (quella che insieme a Benjamin aveva immaginato di abitare insieme), e sceglie la solitudine. Si allontana dal lavoro e dal mondo cercando conforto nel silenzio e nel tempo.
Ma la vita, con la sua forza inarrestabile, la spinge
lentamente a riemergere. Attraverso il susseguirsi delle stagioni e
l’osservazione della natura che la circonda, Amande trova piccoli appigli per
riscoprire il senso delle giornate. Scopre i vecchi appunti della precedente
proprietaria, Madame Lucie, che annotava su quaderni e calendari le attività
dell’orto, consigli gastronomici e pensieri quotidiani. Quei semplici gesti,
ripetuti nel tempo, diventano per Amande una guida, un invito a ricominciare. A
darle ulteriore conforto è l’arrivo di un gatto che la sceglie come compagna,
dimostrandole che, anche nella solitudine, si può essere in connessione con il
mondo.
In questa nuova dimensione, Amande imparerà il valore dell’amicizia, della famiglia – persino di una madre che ha sempre sentito distante – e di una spiritualità che non si limita ai confini di una chiesa, ma si esprime nell’armonia con la natura. Il suo percorso di elaborazione del lutto si snoda attraverso quattro fasi che lei stessa annota sul calendario: Lascia entrare - Celebra - Condividi - Lascia andare Prima accoglie il dolore nella sua totalità, poi permette a un raggio di luce di filtrare nelle tenebre. Celebra la vita nelle sue piccole sorprese quotidiane – il cielo azzurro, un nido di pettirossi, un gatto affettuoso – fino a sentire il desiderio di condividere il proprio mondo con gli altri. Infine, comprende che non può restare ancorata alla sofferenza: per guarire, deve lasciare andare e aprirsi a nuove esperienze, senza dimenticare il punto di partenza.
Lo stile di Mélissa Da Costa è semplice e lineare, senza virtuosismi, ma capace di affrontare con delicatezza temi profondi come la perdita e la rinascita. Questo romanzo ci ricorda come la natura possa avere un potere salvifico e come il legame con chi ci ama possa aiutarci a ritrovare la strada.
“I quaderni botanici di Madame Lucie” di Mélissa da Costa