«Una
cosa sono le storie poco chiare e un’altra quelle non chiarite»
Ancora una nuova indagine per il commissario Cesare Maremmi, personaggio
indimenticabile nato dalla penna del padre dell’autrice (Le due coscienze di Andrea
Carraresi), e ripreso da Barbara nel romanzo successivo Il gioco del Quindici. Questa volta ci spostiamo dal mare all’Appennino
tosco - emiliano, nel paese di Marradi,
conosciuto per i secolari castagneti e per aver dato i natali al poeta Dino
Campana.
Ciò che caratterizza questo nuovo episodio è il fatto di
essere ispirato a una storia vera: un caso ancora irrisolto che sconvolse il
paese nel dopoguerra e che l’autrice ci riconsegna arricchito dalle sue
competenze creative e professionali forensi.
1960. Alfonso Naldoni, guardacaccia della tenuta di Cerreta, viene ucciso con un proiettile
calibro 12 e ritrovato pochi giorni dopo, nascosto in un rovo, poco distante.
Sconosciuto il movente. Dell’omicidio vengono accusati due giovani cacciatori
di frodo, Callisto Tronconi e poi Francesco Liverani, detto Cento. Arrestati e
poi rilasciati, le indagini proseguirono nel tempo senza mai approdare all’identificazione
di un colpevole. Il figlio, Luigi Naldoni, decide finalmente di riparlare del
caso, con un giornalista in cerca di un articolo sensazionale.
Anche Cesare Maremmi, venuto a conoscenza del misterioso
omicidio, durante una gita con Margaret alla sagra del marrone, riaprirà il
caso, regalandoci magnifiche sorprese.
Il romanzo si muove su due piani paralleli, alternati con
equilibrio, che alla fine si ricongiungono: da un lato l’indagine del
giornalista, Alessandro Nannini, che
riporta alla luce un caso taciuto troppo a lungo, dall’altro, quella del
commissario Maremmi che indaga con passione, rispolverando scartoffie, verbali,
processi che non hanno mai portato alla verità.
Molto interessanti i numerosi personaggi, tutti molto ben
rappresentati e caratterizzati, incluso il paese stesso di Marradi, vero protagonista
del romanzo.
Indimenticabile il mite Luigi
Naldoni, con i suoi modi delicati e umili. Sempre affascinante e cortese Margaret, moglie di Maremmi, qui meno
incisiva ma sempre presenza stabile e attenta a fianco del marito. E poi Adalgisa, la madre del commissario, ansiosa
di rifocillarlo con le sue irresistibili pietanze fiorentine.
Non mancano figure secondarie bizzarre come Stefano il lampredottaio, che fa cadere
Cesare in tentazione, o Mario Visani,
proprietario dell’hotel Le tre virtù,
dove soggiornano i due detective, col suo approccio gentile ma schivo.
Mariella la
moglie, emiliana verace, amante della buona cucina , generosa, che sarà la
prima a incrinare l’incallita omertà del paese, aprendo un varco decisivo per
le indagini. E ancora Simeone, il
fratello maggiore di Mario, autistico, che sembra abbia perso la parola per il
trauma causato dall’ omicidio di Naldoni.
Divertente il rapporto di Cesare con la chiesa e con l’attuale
parroco Don Marco, che non esita a
dare il suo contributo alle indagini.
E poi i personaggi chiave dell’epoca: Alfonso Naldoni, la vittima; il
Dottor Gruber il mecenate che acquistò la tenuta Cerreta, dando lavoro e
cibo ai paesani reduci dalla guerra; Enrico
Gruber il figlio scapestrato, dissipatore di denaro insieme alla compagna,
un attricetta di poco conto; Don Cioni,
parroco ai tempi del delitto, che aveva un casotto nella tenuta del conte, dove
spesso si fermava a dormire, una consuetudine piuttosto insolita; e infine Guglielmo Visani , avvocato del dottor
Gruber, padre di Mario e Simeone, che seguì il caso a favore del suo cliente ed
ereditò poi la tenuta di Cerreta.
Insomma un panorama ricco e ben strutturato, nel quale ci
muoviamo anche noi lettori con soddisfazione e divertimento, grazie alla scrittura sobria e
magnetica di Barbara Carraresi.
Non aggiungo altro a questa carrellata di personaggi, lasciando
al lettore il piacere di scoprire da sé la storia, che sa affascinare, coinvolgere
e intrigare.
Un libro che ho letto d’un fiato, iniziato e terminato in
poche ore. Non è una qualità comune a tutti gli scrittori, Barbara Carraresi è fra
questi. Spero che continui a regalarci ancora molte storie con Cesare Maremmi,
uomo onesto, appassionato, amante della bellezza, della verità e della
giustizia. Quella giustizia che non basta a colmare il vuoto lasciato da un
omicidio, «neanche la miglior sentenza del mondo può
offrire un conforto perché non riporta in vita le persone care».
Barbara sa scegliere,
riconoscere e dosare le parole giuste con gusto, misura e pertinenza.
La sua scrittura è un fiume prorompente, come il suo
carattere, da cui traspare entusiasmo, positività e amore per la giustizia.
Vi lascio, con l’invito alla lettura, sono certa che non ve
ne pentirete.
“Il mistero di Marradi”
di Barbara Carraresi ( ed. JollyRoger 2025)