Sorprendente questo romanzo di Ian McEwan, non così grottesco come mi sarei aspettata, ma fortemente critico nei confronti della realtà nazionale inglese.
Jim Sams si ritrova improvvisamente trasformato da scarafaggio in un corpo umano, e nello specifico, nel ruolo di primo ministro inglese. Buona parte degli esponenti del Consiglio è composta da scarafaggi, come lui, che lo sostengono nella sua missione. Il suo scopo è creare un nuovo sistema politico, finanziario, economico e sociale – l’ Inversionismo – opposto a quello tradizionale, il Cronologismo, dove tutto procede in maniera logica e razionale.
L’autore ci regala una prosa satirica con l’intento di denunciare la posizione separatista del governo britannico per la decisione di uscire dalla Unione Europea. McEwan si permette, con ironia e coraggio, di mettere in scena anche i leader delle grandi potenze mondiali – camuffandone e storpiandone i nomi – esasperandone i tratti, trasformandoli in scarafaggi – esseri ripugnanti e detestabili alla ricerca delle tenebre – che diventano la metafora di coloro che ripudiano la luce e il progresso.
Ne emerge una denuncia aperta, in cui trapela la sua
posizione ideologica e la sua disapprovazione per la Brexit, come l’autore
stesso asserisce nella postfazione, spiegando la ragione dell’opera: «L’intenzione era quella di ideare un
progetto politico ed economico all’altezza dell’assurdità autolesionistica
della Brexit»
Lo scarafaggio è una satira feroce, consolatoria e sincera che sceglie la deformità e l’eccesso per denunciare un presente politico percepito come assurdo.
Un romanzo che mi ha colpito più per la forza del contenuto che per la costruzione narrativa, ambito in cui McEwan sa eccellere, ma che ho apprezzato in molte altre sue opere.
“Lo scarafaggio” di Ian McEwan (ed Einaudi 2019)
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