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05 aprile 2026

DIARIO DI RONDINE di Amélie Nothomb

 

DIARIO DI RONDINE di Amélie Nothomb

«Difficile liberarsi da qualcosa che uno ha scambiato per liberazione»

È  sempre un piacere leggere Amélie Nothomb, scrittrice belga che ha saputo rivoluzionare la narrativa contemporanea con il suo stile diretto, crudo e  pungente. La scrittura della  Nothomb è inconfondibile: cambiano i luoghi, i personaggi, le vicende, ma il tocco artiglioso dell’autrice rimane lo stesso.

In Diario di Rondine il protagonista è un giovane che, dopo una delusione d’amore, alza un muro davanti al suo cuore, arruolandosi come sicario, visto il suo innato talento nella mira. Miete le sue vittime con freddezza e lucidità spietate, fino all’ultima missione, che lo vede coinvolto  nello sterminio di un’intera famiglia – il padre, famoso ministro, la  madre, un figlio e una figlia adolescente. Sarà la scoperta del diario tenuto dalla giovane adolescente, a cambiare il corso degli eventi in maniera insospettabile e definitiva. Senza aggiungere altro alla trama, che si dipana ritmata e incalzante, lascio al lettore il piacere della scoperta.

Scritto in prima persona, la Nothomb intraprende questo viaggio intimistico nella mente di un uomo malato, approfondendo le sue nevrosi, le sue ossessioni. La narrazione in prima persona acutizza  ancora di più l’ angoscia, l’inadeguatezza di questo uomo disadattato.

La scrittura della Nothomb ci sorprende sempre per la sua originalità, per la capacità magistrale di esprimere concetti, sensazioni, emozioni come in un gioco di parole. Tanto che mi piace pensarla come una  “giocoliera delle parole” capace di costruire e modellare con le lettere dell’alfabeto, sculture uniche e irripetibili.

Un romanzo noir- grottesco per chi ama storie forti e originali,  che invita a interrogarsi sui confini fragili tra umanità e disumanità.

Diario di una rondine” di Amélie Nothomb ( ed Voland novembre 2006)

02 luglio 2025

UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARO’ MAI PIU’ di D.F.Wallace

 

«Una settimana di Assolutamente Niente»

David Foster Wallace è stato senza dubbio un grande Scrittore –  con S maiuscola – e, dopo aver letto le sue opere, non resta che il rammarico per la sua morte prematura e meditata, avvenuta nel 2008.

Una cosa divertente che non farò mai più è una di queste opere, nata come reportage commissionato dalla rivista Harper’s , che racconta una settimana ai Caraibi a bordo della nave da crociera extra lusso, Nadir.

Wallace, con la sua ironia sottile e il suo sguardo lucido, osserva e descrive minuziosamente la vita di crociera. Ne è solo un esempio l’intero capitolo dedicato alla descrizione della brochure, a sottolineare quanto il marketing contribuisca a costruire l’illusione di una felicità obbligatoria e standardizzata.

Un’esperienza, questa, che ho vissuto anch’io durante le poche ore trascorse sulla nave prima del naufragio: personale addestrato a offrirti una vacanza unica e indimenticabile, proprio come recitano gli slogan. E in effetti, la mia crociera è stata proprio indimenticabile … ma non voglio divagare. Torniamo al libro.

D.F.W. non si pone mai al di sopra del contesto in cui si trova, anzi, si lascia coinvolgere, quasi risucchiare nell’occhio del ciclone del divertimento forzato. Tuttavia mantiene costante il suo sguardo critico e indagatore. Non si ferma alla superficie ma cerca le connessioni profonde che svelano i meccanismi – spesso grotteschi – del comportamento umano. E lo fa con straordinaria precisione, rivelando ogni minima e impercettibile sfumatura.

Particolarmente significativa è la riflessione sul divertimento come strategia di allontanamento del pensiero della morte: «Una vacanza è una tregua dalle cose sgradevoli, e poiché la coscienza della morte e della decadenza è sgradevole, può sembrare strano che la più sfrenata fantasia americana in fatto di vacanze preveda che si venga schiaffati in mezzo a una gigantesca e primordiale macchina di morte e decadenza. Eppure, sulla crociera extra lusso7nc, veniamo coinvolti con abilità proprio nella costruzione di svariate fantasie di trionfo sulla morte e sulla decadenza».

Wallace mette in luce l’assurdità del divertimento obbligatorio, che finisce per diventare una vera e propria “fatica”, pari al lavoro.

Con la leggerezza dell’ironia e l’acutezza dell’autocritica D.F.W. si conferma uno scrittore geniale, un esploratore della psiche individuale e collettiva, capace di vizi e rare virtù, con una scrittura fluida, allegra e con uno stile unico, estremamente attuale e universale.

Quella rappresentata è, infatti, un’istantanea della società americana, ma può identificarsi anche per altre culture occidentali: la superficialità, il consumismo, l’abitudine alla gratificazione immediata del “tutto e subito”, senza consapevolezza. Wallace stesso si mette in gioco, riconoscendo tutto il suo disagio di sentirsi americano, come asserisce in questo passaggio: «Ho una nuova e spiacevole coscienza di essere americano, allo stesso modo in cui mi rendo conto di essere bianco ogni volta che sono attorniato da molte persone non bianche».

La scrittura di Wallace è magistrale, frutto anche della sua formazione – laureato in letteratura inglese, insegnante di scrittura creativa e profondo conoscitore della filosofia e matematica.

In questa cronaca grottesca e a tratti surreale di una vacanza da sogno, Wallace riesce a farci ridere, sorridere e… riflettere, perché dietro ogni battuta, dettaglio apparentemente insignificante , si cela la consapevolezza di un’assurdità più profonda, quella dell’uomo contemporaneo perso in necessità non reali, alla rincorsa di chimere che non lo porteranno alla felicità tanto desiderata.

Un’opera davvero divertente, ma che lascia l’amaro in bocca, come ogni verità ben raccontata.

“Una cosa divertente che non farò mai più” di D.F.Wallace ( Ed minimum fax 1997)

12 aprile 2025

LE CATILINARIE di Amélie Nothomb

 

Terza lettura della Nothomb, e ancora non mi ha stancato, grazie alla sua scrittura sottile, pungente, ironica, insomma una garanzia che continuerò a esplorare.

Ancora una volta l’autrice ci sorprende col titolo. Leggo su Treccani a proposito del significato di catilinaria: “Violenta e acerba invettiva scritta o pronunciata contro qualcuno” in riferimento alle quattro orazioni di Cicerone contro Catilina. E proprio di attacchi verbali e molto di più si parla in questo breve ma intenso romanzo della scrittrice.

Due coniugi anziani, Émile professore di latino in pensione e Juliette, decidono di trascorrere gli ultimi anni di vita in campagna in una casetta isolata dal resto del mondo, definita da loro stessi la Casa, con la maiuscola. Solo un’altra abitazione al di là del fiume, dove vivono un medico e la moglie. Poco disturbo, anzi, considerando i vantaggi nel caso di un bisogno terapeutico.

I due cominciano il loro idilliaco soggiorno nella nuova dimora, felici come non mai, per la pace e la serenità conquistate. Ma la quiete presto sarà turbata dal medico, Palamède Bernardine, sorprendentemente obeso e taciturno, che ogni pomeriggio alle 16, senza spiegazione alcuna, fa irruzione nella loro Casa, piazzandosi sulla poltrona del soggiorno, accettando la cortesia di una tazza di tè, fino alle 19 in punto. Non c’è fine al peggio, momento in cui entrerà in scena anche la signora Bernardine, anch’essa obesa e con qualche problema in più.

Ma chi è questo vicino così ingombrante e anomalo per essere un medico e quali ragioni regolano il suo assurdo comportamento? Non ci aiuta certo a capirlo il dialogo che Émile tenta di instaurare con lui, le cui risposte categoriche, sì e no, fomentano ancor di più l’angoscia e le perplessità del povero Émile. In questa spietata invasione, il protagonista si interroga, analizza i suoi e i comportamenti altrui, facendo insolite scoperte.

Scritto in prima persona dal punto di vista di Émile, il racconto procede con ritmo e tensione, coinvolgendo e mantenendo viva e costante l’attenzione del lettore.

Un libro ironico, tipico della scrittrice, che non si limita a narrare e rappresentare i fatti ma che scava nella psiche dei suoi personaggi restituendoceli poliedrici, reali, profondamente umani nella loro complessità. Una storia davvero intrigante che ci tiene sospesi fino alla fine, nonostante la semplicità della trama, e che ci conferma ancora una volta la capacità narrativa e stilistica della scrittrice.

Consigliato a chi ama la letteratura che gioca con il non detto e trasforma l’ordinario in inquietante.

Le Catilinariedi Amélie Nothomb ( ed. Guanda 1995)