«Una
settimana di Assolutamente Niente»
David Foster Wallace è stato senza dubbio un grande
Scrittore – con S maiuscola – e, dopo
aver letto le sue opere, non resta che il rammarico per la sua morte prematura
e meditata, avvenuta nel 2008.
Una cosa divertente
che non farò mai più è una di queste opere, nata come reportage commissionato dalla rivista Harper’s , che racconta una settimana ai Caraibi a bordo della nave
da crociera extra lusso, Nadir.
Wallace, con la sua ironia sottile e il suo sguardo lucido,
osserva e descrive minuziosamente la vita di crociera. Ne è solo un esempio l’intero
capitolo dedicato alla descrizione della brochure, a sottolineare quanto il
marketing contribuisca a costruire l’illusione di una felicità obbligatoria e standardizzata.
Un’esperienza, questa, che ho vissuto anch’io durante le
poche ore trascorse sulla nave prima del naufragio: personale addestrato a
offrirti una vacanza unica e indimenticabile, proprio come recitano gli slogan.
E in effetti, la mia crociera è stata proprio indimenticabile … ma non voglio
divagare. Torniamo al libro.
D.F.W. non si pone mai al di sopra del contesto in cui si
trova, anzi, si lascia coinvolgere, quasi risucchiare nell’occhio del ciclone del
divertimento forzato. Tuttavia mantiene costante il suo sguardo critico e
indagatore. Non si ferma alla superficie ma cerca le connessioni profonde che
svelano i meccanismi – spesso grotteschi – del comportamento umano. E lo fa con
straordinaria precisione, rivelando ogni minima e impercettibile sfumatura.
Particolarmente significativa è la riflessione sul divertimento
come strategia di allontanamento del pensiero della morte: «Una vacanza è una tregua dalle cose
sgradevoli, e poiché la coscienza della morte e della decadenza è sgradevole,
può sembrare strano che la più sfrenata fantasia americana in fatto di vacanze
preveda che si venga schiaffati in mezzo a una gigantesca e primordiale
macchina di morte e decadenza. Eppure, sulla crociera extra lusso7nc, veniamo
coinvolti con abilità proprio nella costruzione di svariate fantasie di trionfo
sulla morte e sulla decadenza».
Wallace mette in luce l’assurdità del divertimento obbligatorio,
che finisce per diventare una vera e propria “fatica”, pari al lavoro.
Con la leggerezza dell’ironia
e l’acutezza dell’autocritica D.F.W.
si conferma uno scrittore geniale, un esploratore della psiche individuale e
collettiva, capace di vizi e rare virtù, con una scrittura fluida, allegra e con
uno stile unico, estremamente attuale e universale.
Quella rappresentata è, infatti, un’istantanea della società
americana, ma può identificarsi anche per altre culture occidentali: la
superficialità, il consumismo, l’abitudine alla gratificazione immediata del “tutto
e subito”, senza consapevolezza. Wallace stesso si mette in gioco, riconoscendo
tutto il suo disagio di sentirsi americano, come asserisce in questo passaggio:
«Ho una nuova e spiacevole coscienza di
essere americano, allo stesso modo in cui mi rendo conto di essere bianco ogni
volta che sono attorniato da molte persone non bianche».
La scrittura di Wallace è magistrale, frutto anche della sua
formazione – laureato in letteratura inglese, insegnante di scrittura creativa
e profondo conoscitore della filosofia e matematica.
In questa cronaca grottesca e a tratti surreale di una
vacanza da sogno, Wallace riesce a farci ridere, sorridere e… riflettere, perché
dietro ogni battuta, dettaglio apparentemente insignificante , si cela la
consapevolezza di un’assurdità più profonda, quella dell’uomo contemporaneo
perso in necessità non reali, alla rincorsa di chimere che non lo porteranno alla
felicità tanto desiderata.
Un’opera davvero divertente, ma che lascia l’amaro in bocca,
come ogni verità ben raccontata.
“Una cosa divertente
che non farò mai più” di D.F.Wallace ( Ed minimum fax 1997)