04 luglio 2026

IL LIBRO DELLE CASE di Andrea Bajani

 



La prima sensazione, leggendo Il libro delle case dopo L’anniversario, è stata quella di tornare in un luogo già conosciuto. Una casa in cui ritroviamo l’odore delle stanze, gli oggetti e i piccoli dettagli di un tempo. Cambia la storia, la struttura del romanzo, ma la voce di Andrea Bajani resta la stessa.

In questo romanzo le case sono tante, diverse. Cambiano gli spazi, la metratura, l’estetica, ma restano sempre luoghi legati ai ricordi, testimoni silenziosi di rapporti che si consumano. Ogni casa del protagonista coincide con uno specifico periodo di vita, con una certa relazione, con un’ emozione, a volte con un abbandono o con una rinascita. Esistono anche case metaforiche – automobili, cabine telefoniche, il carapace di una tartaruga – che diventano anch’esse luoghi da abitare, non meno significative delle case vere e proprie.

È proprio nelle metafore che Bajani raggiunge livelli di scrittura sorprendenti come in questo passo del capitolo della casa dell’adulterio: «Il pavimento in marmo dell’ingresso è l’unico che fa avanti e indietro tra la stanza e il resto dell’appartamento. Il pavimento se ne frega delle porte aperte o chiuse, scivola sotto indisturbato. Ma poi non dice niente, e in ogni caso tutte le settimane viene lavata via ogni traccia di quello che sapeva».

Al centro rimane la famiglia,  osservata ancora una volta attraverso il rapporto difficile con il padre, presenza ingombrante e destabilizzante. Le case attraversano anche la storia italiana, ricordando eventi come il sequestro di Aldo Moro e l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, diventando parte del vissuto emotivo del romanzo.

Le case non sono solo rifugio, protezione e amore, ma possono anche trasformarsi in spazi di incomprensione, rifiuto, paura, fino alla violenza.

Nel finale, bellissimo, l’autore sembra fare la sintesi di ogni casa rimettendo insieme ogni tassello e restituendo senso a tutto ciò che abbiamo letto. L’ultima casa, la “casa dei ricordi fuoriusciti” sembra abbracciare tutte le case, come una grande e unica dimora della memoria, quella in cui finiscono i ricordi che continuano ad abitarci anche quando noi ce ne siamo andati.

Al termine del romanzo mi sono sorpresa a pensare anche alle case della mia vita: a quelle lasciate, scelte e ritrovate.  E loro rimangono lì, nonostante noi, custodendo i nostri ricordi, molto meglio di quanto sappiamo fare .

“Il libro delle case” di Andrea Bajani ( ed Feltrinelli 2021)

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