21 giugno 2026

METAFISICA DEI TUBI di Amélie Nothomb

 

«Sei un tubo venuto fuori da un altro tubo»

Amélie Nothomb non finisce mai di stupirmi, soprattutto in Metafisica dei tubi uscito nel 2000, in cui ancora una volta si distingue per il suo linguaggio originale, fantasioso e ironico.

Metafisica dei tubi è un romanzo di formazione autobiografico, in cui l’autrice racconta i suoi primi tre anni di vita in Giappone, dove il padre era console belga.

Il romanzo mette in scena una trasformazione radicale: da “tubo” rivestito di carne – che beve, mangia, dorme, fa i propri bisogni e nient’altro, immobile come un vegetale – a bambina straordinariamente precoce, capace di parlare e comprendere due lingue, inglese e giapponese, di formulare pensieri maturi, filosofici e morali, e di osservare il mondo con una lucidità che spesso supera quella degli adulti.

È un libro affascinante, che ci riporta alla nostra infanzia, alle gioie e allo stupore della scoperta, a quando percepivamo di essere al centro del mondo e tutto sembrava ruotare intorno a noi.

Non mancano però le prime ombre: delusioni, intuizioni sulla morte, pensieri forse prematuri per una bambina di tre anni, ma che contribuiscono a renderla completa, quasi una piccola divinità, come lei stessa si percepisce fin dalle prime pagine.

Come non rimanere colpiti da una frase come questa?

«La vita è ciò che vedi: membrana, viscere, un buco senza fondo che esige di essere riempito. La vita è questo tubo, flessibile, che ingoia e che rimane vuoto».

Nothomb riesce a dare voce all’inesprimibile, a ciò che un neonato non potrebbe mai riferire, con una semplicità davvero sorprendente. Ed è qui che sta la grande magia della sua scrittura: rendere credibile e accettabile l’impossibile.

Lo stile è asciutto ma mai banale. La trama lineare nasconde piccoli episodi legati al contesto nipponico e rivela i tratti distintivi della personalità della scrittrice. Ne risulta un’opera avvolgente e intensa, attraversata da emozioni contrastanti – immobilità, esaltazione, gioia, sofferenza, irriverenza, rispetto –  ma soprattutto da un’ironia costante, che diventa il modo per leggere e alleggerire ogni esperienza.

Un libro breve ma sorprendentemente denso, capace di lasciare un segno e di offrire una chiave preziosa per entrare nel mondo letterario di Amélie Nothomb, in quello spazio sottile dove l’infanzia, il pensiero e l’immaginario si incontrano per divenire realtà, e che in fondo appartiene un po’ anche a noi.

“Metafisica dei tubi “di Amélie Nothomb ( ed Guanda 2004)

Nessun commento:

Posta un commento