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24 luglio 2026

LA SCATOLA DELLE LACRIME di Han Kang

 





Scritto nel 2008, La scatola delle lacrime è l’opera prima di Han Kang. Già dalle prime pagine emerge lo stile asciutto e delicato dell’autrice, Nobel della Letteratura 2024, della quale avevo già letto e apprezzato altri libri.

Si tratta di una fiaba ispirata, come lei stessa dichiara nella nota finale, a un ricordo d’infanzia: uno spettacolo in cui un attore danese estrae da una scatola nera grosse lacrime trasparenti.

Da lì nasce la storia di una bambina particolarmente sensibile, soprannominata “ Lacrimona”, che piange per ogni cosa. Gioia, dolore, stupore, ogni emozione diventa lacrima. Fuggita dalla famiglia, alla quale sente di recare solo sofferenza per la sua indole malinconica, si unisce al mago della scatola delle lacrime. Comincia così il suo viaggio nel mondo, un percorso metaforico di crescita, in cui imparerà a riconoscere il valore della propria sensibilità.

Un racconto breve che avvolge il lettore in un’atmosfera leggera ma profonda, che inevitabilmente porta a riflettere su quanto siano preziose le nostre fragilità e su come ciò che percepiamo come un limite possa in realtà rivelarsi la parte più autentica di noi.

Una storia che sembra destinata ai bambini ma che finisce per interrogare soprattutto noi adulti.

“La scatole delle lacrime” di Han Kang ( ed Adelphi 2026)

10 giugno 2026

IN ALTRE PAROLE di Jhumpa Lahiri

 



Ho conosciuto personalmente Jhumpa Lahiri qualche anno fa durante un laboratorio di scrittura creativa. Colpiscono subito il fascino, la bellezza ma soprattutto l’intelligenza di questa donna che ha fatto scelte tutt’altro che scontate.

Bengalese di origine, americana di adozione, Jhumpa Lahiri, dopo un viaggio in Italia, si è innamorata del nostro Paese e della lingua italiana, decidendo infine di stabilirsi qui.

Autrice di racconti che ho letto in passato, in In altre parole si racconta in prima persona, narrando la nascita della sua passione per l’italiano, i suoi soggiorni a Firenze, Venezia, Roma, fino alla scelta radicale di vivere e scrivere in una lingua appresa, con tutte le difficoltà che questo comporta.

È un percorso di crescita fatto di impegno e devozione, un’immersione totale in un idioma, in cui l’autrice finisce per riconoscersi, fino a  sentirsi viva. E il risultato è sorprendente.

La scrittura diventa così non solo uno strumento espressivo, ma un modo di abitare il mondo, di dare forma alle emozioni e interrogare il mistero dell’esistenza. Le parole rappresentano per lei appartenenza e presenza, come emerge chiaramente in questa frase: «Fin da ragazza appartengo soltanto alle mie parole. Non ho un Paese, una cultura precisa. Se non scrivessi, se non lavorassi alle parole, non mi sentirei presente sulla terra».

Lo stile è lineare, ma mai superficiale. È una lingua conquistata e meditata che lascia intravedere il sacrificio, lo sforzo insieme all’amore per un Paese ricco di storia, cultura, arte e bellezza.

Più che un semplice resoconto autobiografico, questo libro è un diario intimo e rigoroso, il racconto di una trasformazione.

In altre parole è il viaggio di una donna che sceglie di rinascere attraverso una nuova lingua, non soltanto per imparare a esprimersi, ma per ridefinire ancora una volta, chi essere.

“In altre parole” di Jhumpa Lahiri ( ed.Guanda 2015)