Ho conosciuto personalmente Jhumpa Lahiri qualche anno fa durante un laboratorio di scrittura creativa. Colpiscono subito il fascino, la bellezza ma soprattutto l’intelligenza di questa donna che ha fatto scelte tutt’altro che scontate.
Bengalese di origine, americana di adozione, Jhumpa Lahiri, dopo un viaggio in Italia, si è innamorata del nostro Paese e della lingua italiana, decidendo infine di stabilirsi qui.
Autrice di racconti che ho letto in passato, in In altre parole si racconta in prima persona, narrando la nascita della sua passione per l’italiano, i suoi soggiorni a Firenze, Venezia, Roma, fino alla scelta radicale di vivere e scrivere in una lingua appresa, con tutte le difficoltà che questo comporta.
È un percorso di crescita fatto di impegno e devozione, un’immersione totale in un idioma, in cui l’autrice finisce per riconoscersi, fino a sentirsi viva. E il risultato è sorprendente.
La scrittura diventa così non solo uno strumento espressivo, ma un modo di abitare il mondo, di dare forma alle emozioni e interrogare il mistero dell’esistenza. Le parole rappresentano per lei appartenenza e presenza, come emerge chiaramente in questa frase: «Fin da ragazza appartengo soltanto alle mie parole. Non ho un Paese, una cultura precisa. Se non scrivessi, se non lavorassi alle parole, non mi sentirei presente sulla terra».
Lo stile è lineare, ma mai superficiale. È una lingua conquistata e meditata che lascia intravedere il sacrificio, lo sforzo insieme all’amore per un Paese ricco di storia, cultura, arte e bellezza.
Più che un semplice resoconto autobiografico, questo libro è un diario intimo e rigoroso, il racconto di una trasformazione.
In altre parole è il viaggio di una donna che sceglie di rinascere attraverso una nuova lingua, non soltanto per imparare a esprimersi, ma per ridefinire ancora una volta, chi essere.
“In altre parole” di Jhumpa Lahiri ( ed.Guanda 2015)
Nessun commento:
Posta un commento