Scritto nel 2008, La scatola delle lacrime è l’opera prima di Han Kang. Già dalle prime pagine emerge lo stile asciutto e delicato dell’autrice, Nobel della Letteratura 2024, della quale avevo già letto e apprezzato altri libri.
Si tratta di una fiaba ispirata, come lei stessa dichiara nella nota finale, a un ricordo d’infanzia: uno spettacolo in cui un attore danese estrae da una scatola nera grosse lacrime trasparenti.
Da lì nasce la storia di una bambina particolarmente sensibile, soprannominata “ Lacrimona”, che piange per ogni cosa. Gioia, dolore, stupore, ogni emozione diventa lacrima. Fuggita dalla famiglia, alla quale sente di recare solo sofferenza per la sua indole malinconica, si unisce al mago della scatola delle lacrime. Comincia così il suo viaggio nel mondo, un percorso metaforico di crescita, in cui imparerà a riconoscere il valore della propria sensibilità.
Un racconto breve che avvolge il lettore in un’atmosfera leggera ma profonda, che inevitabilmente porta a riflettere su quanto siano preziose le nostre fragilità e su come ciò che percepiamo come un limite possa in realtà rivelarsi la parte più autentica di noi.
Una storia che sembra destinata ai bambini ma che finisce per interrogare soprattutto noi adulti.
“La scatole delle lacrime” di Han Kang ( ed Adelphi 2026)
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