Quando anche le
certezze più solide vacillano
«Che ne diresti se mi
tagliassi i baffi?». Nessuno immaginerebbe che una domanda così innocua possa
scatenare un inferno. È invece ciò che accade in questo romanzo di Emmanuel Carrère.
Pubblicato nel 1986, può apparire per certi aspetti datato, soprattutto
per l’atmosfera che contrasta con la nostra realtà ipertecnologica. Eppure, al
di là del contesto, resta un testo profondamente contemporaneo, la cui forza sta nella rappresentazione di una crisi interiore credibile, nonostante il
paradosso.
Carrère porta all’estremo le dinamiche quotidiane – di
coppia, amicizia e lavoro – al punto di tensione massima. In particolare il
rapporto con la moglie Agnès, diventa il teatro di scontro tra le loro
identità, dove lei non rappresenta più il faro durante la tempesta, ma una
notte senza stelle. Un rapporto che lo spinge a dubitare di lei, a pensare prima
a uno scherzo, poi a un complotto, fino a perdere appunto ogni certezza. Il lettore
si muove insieme al protagonista su questo confine incerto, tra verità e illusione,
normalità e pazzia, vita e morte, alla ricerca continua di un equilibrio.
Senza essere un vero thriller o un giallo, I baffi ha in sé tutta la tensione e l’ angoscia paragonabili
a questi generi.
Tutto nasce da un gesto banale: un uomo decide di radersi i
baffi, con l’intento di suscitare una reazione nella moglie e negli altri. Una reazione
che non arriverà perché nessuno sembra notare quel cambiamento.
Da qui prende forma un dubbio destabilizzante: ha davvero
portato sempre i baffi? O ricorda qualcosa di mai esistito? Un dilemma che come
un tarlo si insinua e cresce, fino a fare a pezzi ogni punto fermo: «l’ossessione del non verificabile».
Il racconto conduce il protagonista in uno stato di smarrimento sempre più profondo, tra
sospetti, paure e tentativi di razionalizzazione. Un viaggio al limite della
follia, in cui una delle possibilità è la fuga.
La fuga in un luogo lontano, Hong Kong. Ma come si può sfuggire da sé? O da ciò
che si crede di essere e che gli altri non riconoscono?
In questa prospettiva, il romanzo diviene una narrazione sulla
ricerca di identità, una riflessione
su quanto di noi dipende dallo sguardo degli altri, e cosa resta quando questo
riconoscimento viene meno.
Come lettori, ci troviamo immersi in una zona d’ombra, privi
di punti di riferimento. Carrère riesce
a mantenere questa ambiguità fino
all’ultima pagina, senza offrire risposte assolute.
Quindi dove sta la verità?
La narrazione in terza
persona, ma dal punto di vista del protagonista, amplifica il disagio, il
disorientamento grazie a una scrittura ricca, profonda e riflessiva, tipica
dell’autore. Il risultato è un equilibrio instabile tra opposti – realtà e
percezione, paura e azione, rumore e silenzio – che genera una costante e
pressante angoscia.
Il finale, spiazzante, chiude il cerchio ma senza risolvere
l’enigma, lasciando comunque aperta l’interpretazione al lettore.
Non è forse l’opera più rappresentativa dell’autore, ma resta
comunque un libro che merita attenzione, e che ho letto con piacere.
«I baffi»
di Emmanuel Carrère ( Adelphi ed.2020)
Un commento da 10 e lode. Direi perfetto se la perfezione esistesse.
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