09 maggio 2026

HANS CHRISTIAN ANDERSEN A FIRENZE Il porcellino di bronzo di Nicoletta Manetti

 

Una vita da fiaba

Ancora una  volta Nicoletta Manetti ci delizia con un breve romanzo - saggio dedicato a un uomo che ha segnato un’epoca nella letteratura dell’infanzia dell’Ottocento, ma non solo. Chi di noi non ricorda fiabe come Il soldatino di stagno, la principessa sul pisello, La sirenetta? Storie che hanno accompagnato la nostra crescita e plasmato il nostro immaginario.

Ed è proprio grazie alla sensibilità e capacità dell’autrice che possiamo andare oltre la narrazione e scoprire chi si nasconde dietro quelle parole. Un Hans Christian Andersen che lei riesce a far emergere, sollevando il velo di timidezza e riservatezza che sembra averlo sempre avvolto, ma solo in apparenza.

Nato a Odense, Danimarca (1805-1875), da una famiglia di umili origini, visse un’infanzia fra stenti e miseria. Ma chi era davvero?

Non soltanto «il padre della favola moderna, sia per lo stile che per il contenuto usando costruzioni della lingua parlata, nuova per la letteratura danese contemporanea», come lo definisce l’autrice. Ma anche un creatore di «un mondo fantastico , animistico, allo stesso tempo sentimentale e ironico», capace ancor oggi di incantare anche noi adulti.

Fin da giovane cominciò a viaggiare per l’Europa. Firenze in particolare, fu una delle sue mete preferite, dove rimase affascinato dall’arte rinascimentale, dalle opere di Raffaello e dalla Venere dei Medici agli Uffizi. Poi Perugia, Roma, Napoli, Pompei, dove «ride e piange di gratitudine per tanta bellezza».

Colpisce il suo spirito fanciullesco – che Nicoletta Manetti ha saputo cogliere con grande finezza – presente nell’uomo adulto, capace di trasformare ogni esperienza in ispirazione, attraverso il suo sguardo curioso e meravigliato. Non solo scrittore, H.C. Andersen disegna, abbozza schizzi, annota dettagli quasi a voler trattenere ogni  frammento di ciò che lo emoziona.

Un uomo all’apparenza fragile e insicuro, che seppe però trasformare queste caratteristiche in un punto di forza, grazie alla profonda sensibilità e a un sincero amore per la natura, l’arte e le persone. Una figura carismatica, il cui valore umano e letterario fu poi riconosciuto anche dalla sua città natale che inizialmente non seppe comprenderlo.

Questo piccolo libro si legge tutto d’un fiato e arricchisce il lettore grazie alla cura della documentazione, agli aneddoti e ai dettagli che l’autrice ci restituisce con fluidità e naturalezza. Un’altra piccola perla che si aggiunge alla collana dedicata agli stranieri che soggiornarono a Firenze, presenze spesso poco considerate, ma che contribuirono a influenzare  la vita artistica e culturale della nostra città.

Dobbiamo ringraziare Nicoletta Manetti per queste belle storie, che ci permettono di osservare Firenze con uno sguardo nuovo, più attento e profondo, ma soprattutto più umano.

“Hans Christian Andersen a Firenze-  Il porcellino di bronzo” di Nicoletta Manetti (Angelo Pontecorboli Editore 2025)

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