« Ci sono cose che non si cureranno mai… tutto quello che fa il tempo è concedere di assistere a nuove fioriture a chi ha la pazienza di aspettare»
Un libro bellissimo e coraggioso - per il contenuto poco commerciale - per tutti, ma destinato solo a coloro che cercano nella lettura occasione di intimità e dialogo con sé stessi.
Un libro dalla struttura piuttosto originale, in cui sono gli oggetti a narrare la storia, novantanove oggetti nell’appartamento di una famiglia sconvolta da un tragico evento: la morte dei due figli.
E proprio come una sorta di inventario di ciò che resta dopo l’incendio che coincide con l’incidente stradale dei ragazzi, l’autore ci presenta in maniera dettagliata ogni cosa – il pentolino da latte, la penna stilografica Pelikan MK10, lo stradario, cartellina in pelle, rasoio elettrico a testine rotanti, scatole di cartone (IM.) e (IN.)… – raccontando attraverso le stesse, tappe dell’esistenza di Padre e Madre, il loro incontro, il matrimonio, la nascita di Maggiore e Minore, la loro crescita, i successi e i fallimenti, i momenti di gioia o di difficoltà, la routine familiare… muovendosi nello spazio e nel tempo con abilità sorprendente, in uno stile narrativo diretto e fluente.
Presenze nell’assenza, che rievocano ciascuna un ricordo, un tassello di vita per chi resta e che nonostante tutto deve continuare a vivere.
Come possono due genitori andare avanti dopo una sciagura così invalidante? Dove possono trovare la forza per non crollare? Quale motivazione che non sia la fede può tenerli ancora legati alla vita? Il libro ci offre una delle tante soluzioni possibili, perché anche nel peggior dolore e sofferenza insieme alla consapevolezza e all’irreversibilità della perdita, esiste sempre una via di uscita. In questo, il tempo può essere un grande alleato.
Una lettura che affronta il tema del lutto, senza autocommiserazione, ma con grande lucidità e forza, spalancando le porte alla speranza.
Grazie a questo spiraglio di luce si assiste alla rinascita, proprio come fanno i corbezzoli, i primi a germogliare dopo un incendio, stimolati dall’acidità del terreno «piante speciali, capaci di fare contemporaneamente fiori e frutti: grappoli di campanelle bianche e bellissime bacche rosse e arancioni».
“Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol (Terrarossa edizioni 2024)