09 dicembre 2024

IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood

 

“Per istituire un sistema totalitario efficace o invero un qualsiasi sistema, è necessario offrire qualche beneficio e qualche libertà, almeno a pochi privilegiati, in cambio di ciò che viene loro tolto”

Il racconto dell’ancella è un romanzo distopico, scritto nel 1985, ambientato negli USA,  proiettato negli attuali anni.  Anche se non rientra nei mie gusti di genere letterario, l’ho scelto intenzionalmente (ogni tanto occorre uscire dalla propria zona di comfort) e in effetti, la lettura mi ha ampiamente soddisfatta nonostante le tematiche assai inquietanti, se interpretate nell’ottica realistica in cui l’autrice le rappresenta.

Altrettanto interessante è stata la scoperta del suo stile narrativo, una scrittura sobria, essenziale, diretta, anche se non priva a tratti di dettagli e particolari. La struttura del romanzo invece è assai complessa e articolata, nella riproduzione di una nuova realtà politica, religiosa, culturale e sociale, che l’autrice gestisce con maestria e competenza.

Anni Duemila. USA. Un colpo di stato, instaura la Repubblica di Galaad, un regime totalitario, teocratico e maschilista in cui vengono sovvertite molte precedenti leggi e regole. Al vertice del potere sono i Comandanti, aiutati da altri esponenti maschili, i Custodi, gli Occhi, ognuno con un preciso compito di sorveglianza e controllo. A fianco c’è il mondo femminile le Ancelle, donne in età fertile destinate esclusivamente alla procreazione, le Mogli dei Comandanti, donne sterili che assistono al coito tenendo in grembo l’ancella (come citato in un passo dell’antico Testamento), le Zie addette all’indottrinamento, le Marte le inservienti, le Nondonne, scarto della società, esseri inutili destinati  perciò alle Colonie, ai lavori più sporchi, come la pulizia dai rifiuti, sostanze tossiche e radioattive. Ogni donna ha perciò il proprio ruolo, sottomessa alla volontà e al potere dei Comandanti che dirigono il gioco politico, in nome del regime e della religione. Ogni forma di libertà individuale è soppressa se non a pochi eletti. Alle Ancelle, ruolo della protagonista  Difred, è proibito leggere, fumare, parlare, esprimere opinioni, ragionare, tutto ciò che esula dalla sua funzione, quella di fare figli da donare ai Comandanti e alla società, per contrastare il fenomeno di denatalità, osteggiato dal nuovo governo.

L’autrice ci inserisce gradualmente in questo mondo apocalittico ma verosimile, narrato dalla protagonista stessa come testimonianza autobiografica (che giustifica e corona l’epilogo) alternando i flashback della precedente esistenza - arricchita dall’affetto della figlia, dell’ amante e della madre - con l’ attuale condizione che al confronto stride e angoscia ancor di più.

Senza aggiungere altro della trama, ricca di sottotrame e colpi di scena, posso concludere che Il racconto dell’ancella dal quale hanno tratto anche una famosa serie televisiva e un film, è un libro che deve essere senz’altro letto e conosciuto, oltre che per un arricchimento personale letterario, soprattutto come spunto di attenzione e riflessione sul pericolo della dittatura, del potere di massa (alimentato a sua volta da concetti e distorsioni di carattere religioso e dogmatico) che cancella ogni principio democratico, etico e di libertà individuale.

Rimane per me comunque una lettura inquietante ed emotivamente grave, nonostante lo spiraglio finale di risoluzione, forse per il pensiero che tutto ciò potrebbe anche accadere un giorno (la Storia nemmeno cento anni fa ce l’ha dimostrato).

Ma forse sono proprio i libri come questi che devono continuare a far eco nelle nostri menti, affinchè temiamo ogni tipo di regressione (e anche di progresso mal gestito), tenendo  gli occhi sempre bene aperti sul futuro, consapevoli, fiduciosi e umani nel rispetto reciproco, senza dimenticare ciò che la Storia ci ha insegnato,proprio  per non ripetere e non compiere gli stessi e nuovi errori.

Il  racconto dell’ancella” di Margaret Atwood (ed. Ponte alle Grazie 2004)

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