Ancora una volta Amélie Nothomb ci sorprende con una storia in parte già conosciuta attraverso Stupore e tremori, ma che riesce comunque a regalarci meraviglia ed emozione, perché la grande peculiarità dell’autrice è proprio questa: fare fuochi d’artificio nella consuetudine, rendere straordinario l’ordinario, creando incanto e bellezza.
Ecco che una relazione amorosa si trasforma in qualcosa di più, soprattutto se coinvolge due mondi diversi: quello occidentale - belga e quello orientale - giapponese. E la bellezza, la singolarità, sta proprio in una narrazione che non si limita all’intesa carnale, tra l’altro mai nominata, ma a qualcosa di più profondo, intimo, quasi sacro, che potremmo tradurre come amore universale.
Né di Eva né di Adamo è la storia di Amélie che nel 1989 ritorna a Kyoto suo paese natio, nel tentativo di ritrovare il passato e costruirsi un futuro. Si sostiene dando lezioni private di francese. In questa occasione incontra Rinri, uno studente universitario che ha il desiderio di imparare la lingua. Fra i due giovani nasce un’intesa che va oltre l’amicizia e che li porta alla scoperta delle rispettive culture e, inevitabilmente, a crescere.
Così, anche stavolta, l’autrice ci fa dono di un volto inedito del Giappone degli anni Novanta, come nell’episodio esilarante del suo comizio sulla birra, in cui narra l’invenzione del conversatore, colui che tiene accesa la conversazione mentre i commensali ascoltano e mangiano in religioso silenzio: una sorta di racconta storie che intrattiene gli ospiti senza l’obbligo di dover parlare, permettendo loro di godersi il cibo.
Ironica, sfacciata ma sincera, Amélie Nothomb ci parla dell’amore, un sentimento che, secondo le culture, può manifestarsi in modi diversi. Koi e Ai, tradotti rispettivamente “predilezione” e “amore”: in Giappone esiste questa distinzione, in cui essere il prediletto non è come essere amato e le implicazioni del sentimento hanno tutt’altre risonanze nella relazione.
«Il koi mi deliziava per la sua leggerezza, fluidità, freschezza e assenza di serietà. Il koi era elegante, ludico, divertente, civile».
Così afferma l’autrice e non è
difficile capire quale sia la sua
posizione sentimentale in questa storia.
Ma non è solo una storia di amore, è soprattutto un romanzo di crescita, e la scalata del monte Kumotori Yama, che Amélie intraprende da sola, ne rappresenta la metafora, con una narrazione potente e delicata.
Un libro davvero intenso, coinvolgente e ironico, in cui si riconosce la voce della scrittrice e che ci fa divertire, ridere, sognare, viaggiare. Perché la peculiarità della Nothomb è proprio la sua forte personalità, che sa esprimere con sincerità, franchezza e passione, accompagnata da una grande capacità di interpretare ed esprimere il sentire umano.
“Né di Eva né di Adamo” di Amélie Nothomb ( ed.Bur Rizzoli 2016)
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