Prima volta che leggo l’autore napoletano e devo dire che è stata una bella scoperta.
Cesare Annunziata è un settantenne, vedovo da cinque anni, padre di due figli, Sveva e Dante. Sveva, avvocato, vive con il marito e il figlio piccolo, ma il suo matrimonio è in crisi. Dante,invece, vive solo, lavora nel campo dell’arte ed è omosessuale, anche se non ha ancora trovato il modo di dichiararlo apertamente al padre. Cesare ha una relazione con Rossana, una donna che fa quel mestiere per professione, ma che sembra avere con lui un rapporto diverso, quasi esclusivo.
Dal carattere cinico e poco incline al rapporto con gli altri, si definisce lui stesso, egoista. Preferisce la solitudine alla socialità e non ama neppure quelle piccole incombenze familiari, come andare a prendere il nipotino a scuola. Vive da solo in un condominio, abitato da altri anziani: Marino,un ex collega che, dopo la perdita della moglie, si è chiuso in casa rinunciando a qualsiasi forma di vita sociale; Eleonora, ex maestra in pensione e vedova, che adesso dedica la propria vita ad accudire i gatti, di cui la sua casa è piena.
Sarà l’arrivo di una giovane coppia a scombussolare l’equilibrio del condominio e, soprattutto Emma a smuovere in Cesare sensazioni, ricordi e sensi di colpa, riportandolo indietro nel tempo per fare i conti con i propri errori, le mancanze, le occasioni perdute e quelle colte. Non mancheranno verità nascoste che verranno a galla e che, come sempre accade, ci trovano impreparati, a qualsiasi età.
Napoli è profondamente presente nella vicenda, con il suo sottofondo di colori, voci e odori: protagonista viva, parte integrante della storia.
La vicenda, pur raccontando la quotidianità di un anziano, è ricca di storie che si intrecciano, tante quante sono i personaggi, di situazioni intriganti, di aneddoti, che non approfondisco, per non togliere la curiosità a un futuro lettore.
Il romanzo si legge tutto d’un fiato, con il ritmo e la scorrevolezza di una pellicola cinematografica. Non a caso, il regista Gianni Amelio ne ha tratto un film dal titolo La tenerezza, che ho visto e apprezzato moltissimo.
Un libro piacevole, divertente, diretto, quasi colloquiale, capace di alternare con il giusto equilibrio sequenze descrittive, narrative, dialogiche e riflessive. La narrazione in prima persona, dal punto di vista del protagonista, rende la lettura ancora più intima e coinvolgente.
Il romanzo affronta tematiche importanti ed attuali come la terza età e i suoi bisogni, la malattia, il valore della famiglia, i rapporti coniugali ed extraconiugali, l’omosessualità e i pregiudizi che ancora l’accompagnano. Non manca il tema, purtroppo sempre attuale, della violenza sulle donne insieme alla difficoltà di riconoscere e denunciare le situazioni di amore tossico.
Con una storia apparentemente semplice e quotidiana, Lorenzo Marone riesce a intrecciare tante vicende e a dare voce a fragilità, contraddizioni, e bisogni che appartengono a persone di ogni età ed estrazione sociale. Cesare, ne è solo un esempio: col suo cinismo e la sua insofferenza, ci accompagna in un percorso fatto di ripensamenti, di consapevolezze e nuove possibilità.
E forse il senso del titolo è proprio questo: la felicità non è un traguardo da raggiungere una volta per tutte, ma una possibilità che come una lusinga continua a a presentarsi, anche quando si pensa di avere già vissuto abbastanza. Sta a noi a coglierla, a trovare il coraggio e la voglia di non lasciarcela sfuggire.
“La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone ( ed Supertea 2019)

