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17 ottobre 2026

CECITÀ di José Saramago

 


«Che senso hanno le lacrime quando il mondo ha perduto ogni senso»

Vincitore del Nobel per la Letteratura nel 1998, José Saramago pubblica Cecità nel 1995, anticipando in maniera quasi profetica una realtà possibile e angosciante come quella che abbiamo vissuto con l’epidemia e l’isolamento del Covid-19.

Un romanzo davvero intenso, che svela il panorama sfaccettato di un’umanità costretta a fare i conti con un’epidemia, un male sconosciuto che un po’ alla volta porta tutti alla cecità. Solo una donna sembra salvarsi, la moglie di un oculista. Rinchiusa con gli altri in un ex manicomio, sarà lei a prendersi cura di un ristretto gruppo di persone divenute cieche: il marito, il primo infetto e sua moglie, il ladro della loro macchina, la ragazza dagli occhiali scuri, il bimbo strabico, il vecchio con la benda nera…  Sarà grazie agli occhi di questa donna che ciascuno di loro potrà orientarsi, muoversi, procurarsi il cibo, sopravvivere e, soprattutto, mantenere la propria dignità. Un’impresa tutt’altro che facile, in un luogo in cui le regole vengono sovvertite e la giustizia finisce col soccombere perché il più forte ha preso il potere, prevaricando i deboli con la violenza e la malvagità.

È interessante notare come i personaggi non abbiano un nome proprio, ma siano identificati attraverso il ruolo che ricoprono nella vicenda o una loro peculiarità – gli occhiali scuri, la benda nera, lo strabismo, ecc… – che li accompagnerà in tutto il romanzo.

Anche come lettori percepiamo il disagio di chi non vede, e scopriamo come gli altri sensi possano sopperire alla mancanza facendosi più acuti.

La cecità diventa la metafora del non vedere dell’uomo, della sua incapacità di aprire davvero gli occhi sul mondo e sugli altri, di comprendere la realtà e di farsene una propria opinione.

 «Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono».

La cecità è anche chiusura, distacco dell’uno dall’altro. In questo mondo distopico prevalgono l’egoismo e l’egocentrismo, l’attenzione ai propri bisogni e al loro soddisfacimento in una lotta continua per la sopravvivenza che sembra non lasciare spazio ad altro. E proprio in questo scenario estremo, la solidarietà, la pietà e l’amore si rivelano le uniche possibilità per restituire un senso all’esistenza e salvare un’umanità alla deriva.

La narrazione procede come un flusso di pensiero continuo, senza le consuete regole di punteggiatura. I dialoghi si susseguono in un’unica frase, senza virgolette, con la lettera maiuscola a stabilire il cambio dell’interlocutore. Eppure…  dopo l’iniziale difficoltà, la lettura scorre fluida e chiara. Anzi, una volta abituati al ritmo, si apprezzano l’immediatezza e la veridicità di una scrittura capace di restituire il disordine e lo smarrimento di un mondo allo sbando.

Un romanzo attuale, per le tematiche apocalittiche, sociali, antropologiche e relazionali che disegna uno scenario futuro possibile e che dovrebbe portarci a riflettere, per allontanarlo, scongiurarlo, renderlo addirittura impensabile.

Sono storie come questa, raccontate con strategie narrative altrettanto efficaci, a fare la differenza. Storie che, una volta chiuso il libro, ti rimangono addosso, ti accompagnano nella quotidianità, ti seguono e ti sussurrano, come voce in sottofondo: «Vivi e fai in modo che questa realtà non accada mai».

In sintesi, e con una sola parola, come non definire Cecità un capolavoro?

«Cecità» di Josè Saramago ( ed. Feltrinelli 2010)